Yasukuni: via i criminali di classe A. I nostalgici si dividono sulle anime dei caduti


Da decenni è la pietra dello scandalo che divide Tokyo da Pechino e Seul, un luogo che pochi capi di governo, nonostante tutto, hanno rinunciato a visitare. Eppure oggi da un gruppo di attivisti conservatori è arrivata finalmente una buona idea per rifare il trucco a un luogo dalla pessima fama.

Da decenni è la pietra dello scandalo che divide Tokyo da Pechino e Seul, un luogo che pochi capi di governo, nonostante tutto, hanno rinunciato a visitare. Eppure oggi da un gruppo di attivisti conservatori è arrivata finalmente una buona idea per rifare il trucco a un luogo dalla pessima fama.

 REUTERS/Yuya Shino
Luogo sacro di pellegrinaggio per i nostalgici dell’Impero, il santuario Yasukuni si trova nel pieno centro della capitale giapponese. Qui, come ricorda anche il sito internet del complesso sacro citando la buon anima del suo fondatore, l’imperatore Meiji (1868-1912), sono onorate le anime degli uomini che diedero la vita per lo Stato giapponese.

Fin qui potrebbe sembrare tutto normale. L’Europa è costellata di monumenti ai caduti delle due guerre mondiali e di statue al milite ignoto. A metà tra l’istituzione ultraterrena e quella statale, luoghi di questo tipo sono parte integrante delle nostre stesse culture nazionali che senza quei primi fatidici quattro decenni del XX secolo non sarebbero ciò che sono oggi.

Ma per capire i motivi delle croniche incazzature cinesi e coreane nei confronti del Giappone, immaginate, mutatis mutandis, che nel pieno centro di Berlino, invece di un memoriale dell’Olocausto, sorga un memoriale di tutti i morti dei tre Reich tedeschi. E per tutti intendo “proprio tutti”.

Sì, perché tra i 2,5 milioni di anime qui onorate, ci sono anche quelle di alcuni criminali di guerra di classe A, colpevoli di crimini “contro la pace”. Al processo di Tokyo tra il 1946 e il 1948 in questa categoria furono fatti rientrare tutti coloro che, facendo parte dell’élite governativa nipponica, erano stati coinvolti nella pianificazione e dell’avvio del conflitto, durato grossomodo dal 1931 al 1945.

La storia della loro “beatificazione” è complessa e ha risvolti affascinanti (qui troverete un resoconto più dettagliato: http://www.nippon.com/en/in-depth/a02404/): ad esempio il fatto che l’iter fu lungo più di trent’anni e si risolse in una cerimonia segreta nel 1978 officiata da un capo-sacerdote che rifiutava il verdetto del tribunale degli Alleati; o che nessun imperatore giapponese si è mai recato in visita al santuario se non nell’anniversario della resa, il 15 agosto; oppure ancora che Papa Giovanni Paolo II celebrò una messa per le anime dei criminali di guerra giapponesi nel 1980 in uno strano, quanto forse inopportuno, incontro di confessioni religiose.

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