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Yazidi e Shabak: minoranze in fuga dall’Iraq


Il silenzio che domina nella valle di Lalish è eterno, immutabile, sovrannaturale. Un rito iniziatico che parte già dal camminare a piedi nudi per la strada che porta all'ingresso del villaggio-tempio.

Il silenzio che domina nella valle di Lalish è eterno, immutabile, sovrannaturale. Un rito iniziatico che parte già dal camminare a piedi nudi per la strada che porta all’ingresso del villaggio-tempio.

Si abbassa la voce, a Lalish, mentre si avanza con circospezione, cercando di focalizzare particolari e segnali sparsi dappertutto.

Simboli cabalistici, sacri serpenti neri, pavoni (come viene raffigurato l’angelo Melek Ta’us) e sopra tutti, il sole.

Ogni gesto, ogni colore presente nella lucente Lalish ha un significato preciso, spesso difficilmente comprensibile ai non iniziati. Lalish si trova a circa sessanta chilometri da Mosul.

E’ la sacra casa degli Yazidi. Un gruppo etnoreligioso di circa 500mila persone che vivono qui, in questi paesaggi immutati, da secoli. Una religione e una comunità che si perde nella notte dei tempi e che ci racconta più di quattromila anni di storia.

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