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Yemen, caos senza fine

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Yemen: i separatisti sostenuti dagli Emirati occupano il porto di Aden e altre province del sud. Si parla di guerra civile all’interno di una guerra civile

Yemen, i separatisti occupano il porto di Aden. Truppe di polizia nel porto di Aden, Yemen, 16 novembre 2019. REUTERS/Fawaz Salman

Truppe di polizia nel porto di Aden, Yemen, 16 novembre 2019. REUTERS/Fawaz Salman

Nuovo colpo di scena in Yemen. Al già intricato puzzle che vede contrapposti attori internazionali quali l’Arabia Saudita e l’Iran, si aggiunge la presa di posizione dell’Stc, Southern Transitional Council, gruppo appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti, che ha occupato il porto di Aden e altre province del sud del Paese. Il Consiglio di Transizione Meridionale ha affermato che con l’azione unilaterale viene dichiarato lo stato di emergenza, stigmatizzando le difficoltà gestionali del Governo internazionalmente riconosciuto. “Questo non è un evento accaduto casualmente, ma la somma di incapacità manageriali e cattiva politica, nonostante la regione sia libera dagli Houti già da quattro anni”, ha dichiarato Alkhader Sulaiman, portavoce di Stc.

Nell’agosto 2019 il Council aveva occupato la città di Aden, ma a novembre Stc e l’esercito governativo hanno trovato un’intesa, fermando i combattimenti. A Riad venne poi sottoscritto un accordo con tutti i gruppi del sud dello Yemen, che avrebbe unificato i combattenti sotto la cabina di regia del Governo. La mossa dei giorni scorsi spiazza sia il Ministro degli Esteri yemenita Mohammed al-Hadhrami che quello degli Emirati Arabi Uniti Anwar Gargash, nonostante l’appoggio di Abu Dhabi all’Stc.

Per al-Hadhrami, l’annuncio significa “una ripresa del conflitto armato, il rifiuto e il ritiro dagli accordi di Riad”. Gargash chiede al Consiglio il rispetto di quanto sottoscritto nella capitale saudita, sottolineando la contrarietà del suo Paese all’occupazione dell’area sulla quale è stata imposta la nuova giurisdizione. Fonti del Governo yemenita parlano di “catastrofiche conseguenze”: di fatto, è la ripresa di “una guerra civile all’interno di una guerra civile”.

La situazione è estremamente complicata anche alla luce della risposta dei governatorati che sarebbero ora sotto il controllo del Southern Transitional Council. Infatti, sia quello di Shabwa, che quello di Hadhramout e Socotra hanno rilasciato dei comunicati evidenziando il loro distanziamento dall’azione dell’Stc. Solo pochi giorni fa i vari gruppi appoggiati dai sauditi avevano concordato un cessate-il-fuoco unilaterale per la gestione del problema coronavirus, ma secondo il portavoce Stc, Sulaiman, “nei giorni scorsi è mancata l’elettricità e l’acqua, con l’interruzione del funzionamento delle fognature”: da qui, la decisione di agire unilateralmente.

@melonimatteo

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