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Iowa, testa a testa Buttigieg-Sanders

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Polemiche per il crash dell’app prodotta da un’azienda fondata da ex membri della campagna presidenziale di Hillary Clinton. Dopo 24 ore, risultati ancora incerti

I sostenitori del candidato democratico per le presidenziali Usa 2020 Elizabeth Warren guardano i loro cellulari prima di parlare al suo raduno Iowa Caucus a Des Moines, Iowa, USA, 3 febbraio 2020. REUTERS/Brian Snyder
I sostenitori del candidato democratico per le presidenziali Usa 2020 Elizabeth Warren guardano i loro cellulari prima di parlare al suo raduno Iowa Caucus a Des Moines, Iowa, USA, 3 febbraio 2020. REUTERS/Brian Snyder

Rabbia, frustrazione e incredulità: sono queste le emozioni della base del Partito Democratico dell’Iowa. La macchina organizzativa dello Stato nel quale sono iniziate le consultazioni elettorali per la scelta del candidato che sfiderà Donald Trump a novembre si è clamorosamente inceppata, arrivando a posticipare di un giorno i numeri reali dello spoglio.

Il partito ha rilasciato alcuni dati preliminari nel tardo pomeriggio di ieri, le 23 italiane: con 2/3 dei voti conteggiati — il 62% — Pete Buttigieg avrebbe guadagnato il 26,9% dei consensi, seguito da Bernie Sanders al 25,1% e Elisabeth Warren al 18,3%. Fuori dal podio Joe Biden, col 15,6%. Un sostanziale pareggio, che al momento consegna ai primi due candidati 10 delegati ciascuno, e alla terza 4.

Questi dati, da aggiornare col l’ultimo terzo ancora non elaborato, segnerebbero la conquista di Buttigieg dello scettro dei moderati a scapito dell’ex Vice Presidente di Barack Obama. Sarebbe, d’altro canto, significativa la parte dei progressisti, con le forze di Sanders e Warren che a un certo punto della campagna potrebbero unirsi.

Sembrerebbe che i ritardi siano nati a causa delle nuove tecnologie: infatti, un’app che avrebbe dovuto velocizzare voto e conteggio ha, invece, bloccato l’intero sistema, tra elettori che non hanno potuto esprimere il voto e altri che non sono nemmeno riusciti a scaricarla sui propri smartphone.

Ma è polemica sull’azienda che ha progettato l’app: Shadow, tech firm entrata a far parte di Acronym, gruppo digitale no profit vicino ai Democratici, ha ricevuto a luglio 2019 una commessa di 42.500 dollari dalla campagna di Pete Buttigieg per servizi software e sottoscrizioni per gli elettori. Inoltre, l’azienda è stata fondata da due ex consulenti di Hillary Clinton, sconfitta da Trump nel 2016.

Questi due elementi hanno riportato i Democratici indietro di 4 anni, quando l’establishment del partito cercò di fermare con ogni mezzo l’avanzata degli esponenti dell’ala progressista: allora avvenne uno scambio di email tra il Comitato Nazionale Democratico (Democratic National Committee, Dnc) e la campagna Clinton per cercare di bloccare Bernie Sanders, attraverso favoritismi per l’ex First Lady sulla scelta dei tempi dei dibattiti e per il fundraising, con ingenti somme entrate nel DNC. Oggi il timore è che l’infrastruttura democratica, che dovrebbe restare neutrale rispetto ai candidati, appoggi Buttigieg, che nella giornata di lunedì — senza alcun dato certo — si è detto sicuro della vittoria.

@melonimatteo

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