La minaccia terroristica in Sudan


Nelle ultime settimane sono state neutralizzate cellule terroristiche legate allo Stato islamico. Come garantire la futura sicurezza del Paese?

Marco Cochi Marco Cochi
Da due decadi giornalista, blogger e ricercatore con focus sull'Africa sub-sahariana.

Nelle ultime settimane sono state neutralizzate cellule terroristiche legate allo Stato islamico. Come garantire la futura sicurezza del Paese?

In Sudan si sta profilando una nuova minaccia alla sicurezza del Paese, dove nelle ultime settimane sono state neutralizzate cellule terroristiche legate allo Stato islamico. L’ultima in ordine di tempo è stata sgominata con l’operazione condotta lo scorso 4 ottobre dalle forze di sicurezza locali, che si sono scontrate con un gruppo di sospetti terroristi nel quartiere di Jabra, nel periferico quadrante sud della capitale Khartoum.

Alcuni testimoni hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters di aver visto gli agenti ingaggiare un conflitto a fuoco con un gruppo di uomini armati all’interno di un edificio residenziale. L’agenzia di stampa del Governo sudanese SUNA ha indicato i militanti come membri di una cellula terroristica, rendendo noto che quattro criminali e un ufficiale delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi nello scontro.

Il raid delle forze antiterrorismo ha interessato due siti, dove sono stati arrestati quattro sospetti militanti, mentre il giorno prima erano stati catturati altri otto estremisti stranieri a Omdurman, città gemella della capitale Khartoum.

Pochi giorni prima, il 28 settembre, nel quartiere di Al-Azhari, sempre nella parte meridionale di Khartoum, due ufficiali e tre sottoufficiali del Servizio generale d’intelligence del Sudan (GIS) sono stati uccisi in un raid contro una cellula collegata allo Stato islamico. Nel corso dell’operazione, avvenuta nella notte, le forze di sicurezza hanno arrestato 11 terroristi stranieri di diverse nazionalità, mentre quattro sono riusciti a fuggire e sono ricercati attivamente in tutto il territorio sudanese.

Interessante notare, che per la prima volta le autorità locali hanno annunciato l’arresto di militanti dell’Isis nel Paese, tuttavia non hanno fornito molti dettagli sulle affiliazioni degli arrestati e sui piani che avevano per compiere attentati terroristici.

Il giorno dopo l’attacco del 28 settembre, un gruppo jihadista che si autodefinisce Movimento per la predicazione e il combattimento ha affermato di aver ucciso i cinque agenti del GIS. Nella dichiarazione pubblicata su Facebook, il gruppo ha rivendicato anche la responsabilità del fallito attentato per eliminare il Primo Ministro Abdalla Hamdok, compiuto il 9 marzo dello scorso anno.

Finora, le indagini non avevano consentito di risalire ai colpevoli del tentativo di assassinare Hamdok. Il gruppo ha anche negato di avere legami con l’Isis, sottolineando che “i trucchi mediatici a buon mercato utilizzati dalle autorità sudanesi non gli impediranno di compiere nuovi attacchi”.

La presenza dell’Isis in Sudan

Nei fatti, la formazione estremista che si è scontrata con le forze di sicurezza sudanesi era numerosa, ben armata, ben organizzata e costituiva certamente un serio pericolo all’interno della capitale. La minaccia della presenza di gruppi terroristici in Sudan è rimasta sempre latente, tanto che nel 2019, il Dipartimento di Stato americano aveva avvertito che l’Isis si era diffuso in Sudan, dopo aver perso le sue aree di controllo in Siria e Iraq.

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