È in corso questa settimana Ginevra la COP11 della Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco che durerà fino al 22 novembre, in un clima che definire teso è riduttivo.
Dopo settimane di negoziati e l’approvazione del mandato europeo in Coreper, l’Unione si presenta alla Conferenza con una posizione che, per la prima volta, non riflette pienamente le raccomandazioni dell’OMS e della FCTC. Un segnale forte: la Commissione UE ha dovuto fare un passo indietro, frenata dalle profonde divergenze tra Stati membri.
Dietro questa scelta c’è il peso crescente del gruppo dei cosiddetti Stati “like-minded” – Italia, Grecia, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Cipro, con l’appoggio variabile di Polonia, Lituania e Portogallo. Questo blocco ha difeso con forza il principio del consenso, opponendosi a misure ritenute sproporzionate e potenzialmente destabilizzanti per le filiere nazionali e per la tenuta socio-economica dei sistemi Paese.
La loro posizione è chiara: evitare che l’UE si impegni su interventi che non hanno trovato equilibrio interno e che potrebbero anticipare indebitamente dibattiti legislativi europei. Una linea pragmatica, che punta a preservare coerenza tra azione esterna e normativa interna.
Nelle prime ore della COP11, tuttavia, iniziano a circolare documenti che si discostano in modo significativo dal mandato europeo. Tra le ipotesi più controverse figura la bozza di decisione della Bolivia – con gli ultimi emendamenti – volta all’introduzione di regimi di responsabilità.
Misure che gli Stati like-minded hanno già respinto con decisione, ritenendole estranee alle competenze di un organismo internazionale e potenzialmente lesive delle prerogative nazionali. Su questo tema l’Unione Europea ha adottato una posizione nel mandato comune che vede un supporto alla bozza di decisione, a condizione che questa rifletta chiaramente che le Parti possano valutare le raccomandazioni con riferimento alle rispettive legislazioni nazionali “Parties may, as appropriate, consider implementing the recommendations within the scope of their national laws”.
Oltre a questa proposta, emergono nuove possibili misure di carattere fiscale sul punto 4.3 relativo all’ambiente, nonostante queste non siano state incluse nel mandato approvato dall’UE.
Ancora più divisiva è la prospettiva di introdurre divieti totali su intere categorie di prodotti, su iniziativa del Brasile, una scelta che si porrebbe in netto contrasto con la posizione comune europea approvata in Consiglio che non prevede nessun divieto totale oltre che con i sistemi regolatori robusti e consolidati sia a livello europeo che nazionale.
Queste proposte, se portate avanti, rischiano di riaccendere le tensioni tra Bruxelles e gli Stati membri, mettendo alla prova la capacità dell’Unione di mantenere una voce unica in sede internazionale, così come definita in Consiglio dopo settimane di negoziazione.
Se nel precedente approfondimento la domanda era se Bruxelles fosse pronta a parlare con una sola voce, oggi la questione è più urgente: la Conferenza è in corso e le decisioni si prendono ora.
Il metodo del consenso, pilastro della legittimità dell’azione esterna dell’Unione, è messo alla prova in tempo reale. Ogni apertura verso misure non previste dal mandato rischia di incrinare la coesione interna e di alimentare fratture politiche tra gli Stati membri.
La sfida non è più teorica: è concreta e immediata. L’UE deve dimostrare di saper difendere la propria linea senza isolarsi nel negoziato globale, mantenendo credibilità e capacità di influenza.
In gioco non c’è solo la politica di controllo del tabacco, ma la credibilità dell’Unione come attore coeso sulla scena internazionale. Nei prossimi giorni capiremo se Bruxelles saprà mantenere la rotta o se la COP11 segnerà un punto di svolta nel rapporto tra Unione e Stati membri.

