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AGORÀ TALKS PRESENTA: Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali


Il pensiero umano può essere spodestato da un algoritmo? Ne abbiamo parlato all'Agorà eastwest, Martedì 11 luglio, con Andrea Ventura, Caterina Medici, Teresa Colombo e Alessio Laconi

Un pubblico numeroso ha partecipato alla presentazione del libro Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali , edito da L’Asino d’oro, tenutasi all’Agorà, martedì 11 luglio. L’evento è stato moderato da uno degli autori, Caterina Medici, psichiatra e psicoterapeuta. Hanno partecipato inoltre Andrea Ventura, economista e curatore del libro, Teresa Colombo, bioinformatica e ricercatrice del CNR e Alessio Laconi, dottorando in scienze giuridiche.

Il libro raccoglie i contributi di nove autori, giornalisti, psichiatri, artisti, studiosi di discipline scientifiche e sociali, – Alessio Ancillai, Federico Fiori Nastro, Luca Guiducci, Caterina Medici, Dori Montanaro, Matteo Tortoli, Federico Tulli, Andrea Ventura, Carlo Zaghi – coordinati da Andrea Ventura, analizzano l’intelligenza artificiale da diverse angolazioni, illustrandone pregi, limiti e pericoli con un linguaggio scientifico e immediato.

La medicina, l’arte, l’economia, il diritto, l’informazione, l’ambiente, la nostra realtà sociale appare oggi influenzata dall’intelligenza artificiale tramite le Big Tech.

“Perché nel cinema, nella letteratura l’intelligenza artificiale viene rappresentata in modo catastrofico? Cosa c’è sotto la paura della macchina? È fondamentale conoscere come funziona l’intelligenza artificiale per non temere che la macchina sovrasti l’essere umano, il cui pensiero, che origina alla nascita, è caratterizzato dalle immagini, dagli affetti, dai rapporti sociali. E già questo basta, a dire che non deve esserci più paura” afferma Caterina Medici.

“Ogni materia ha la sua specificità” spiega Andrea Ventura “e nel libro, insieme agli editori e agli autori, abbiamo scelto una strada che spieghi la differenza tra i rapporti sociali e i rapporti con le cose. Per una macchina questa distinzione non esiste. La macchina non si pone nessun fine, nessun obiettivo, nessuna idea di equità. La macchina semplicemente applica delle regole che possono dare anche risultati molto gravi”. “Abbiamo fatto grandi passi in campo economico – continua Ventura - : è possibile prevedere se un anello della catena produttiva si rompe, se un aereo – per esempio – ha un motore difettoso grazie ai big data, i dati di ritorno, importantissimi per qualunque attività economica. Ma sul piano sociale tutto ciò è molto pericoloso:  la giustizia predittiva utilizza i big data e, apprendendo da quale contesto sociale proviene un individuo umano, a quale fascia di reddito appartiene, o che trascorsi ha avuto, si decide se assumerlo, o se offrirgli un prestito. Dargli un’opportunità. Quindi se sul piano economico, l’intelligenza artificiale funziona in modo positivo, sul piano sociale i risvolti sono devastanti” .

Il pensiero umano rischia di essere spodestato e sostituito dagli algoritmi? ”Il pensiero umano ha delle capacità che le macchine non hanno – risponde Ventura – Il filo conduttore degli autori del libro è che, per far sì che i vantaggi dell’intelligenza artificiale vengano sfruttati e che, allo stesso tempo,  i rischi vengano parati, è fondamentale capire che le macchine sono dei circuiti morti e che il pensiero umano è vivo: non c’è vita umana senza pensiero, non c’è pensiero senza vita. L’idea che si possa staccare la vita dal pensiero è una semplice follia”.

Agorà Talks rimanda a settembre prossimo i suoi appuntamenti.

 

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