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Come cambia con la Brexit la geografia delle start-up


Con l'uscita dall'Unione europea Londra potrebbe diventare meno attrattiva per le start up e le piccole imprese. L'Italia e Milano in particolare potrebbero avere molto da guadagnarci.

REUTERS/Thomas Peter

Con l’uscita dall’Unione europea Londra potrebbe diventare meno attrattiva per le start up e le piccole imprese. L’Italia e Milano in particolare potrebbero avere molto da guadagnarci.

Milano è la capitale indiscussa delle start-up in Italia, con 470 piccole imprese registrate, il 74% in più rispetto a Roma. Fondamentali alla formazione di un ecosistema che supporti gli investimenti in realtà imprenditoriali sono i  15 incubatori della città, 8 dei quali vedono la compartecipazione del comune. L’amministrazione comunale, infatti, ha investito in queste realtà oltre 18 milioni di euro nel periodo 2010-2015. La città ha inoltre visto la nascita di centri dedicati all’innovazione, coworking spaces e laboratori, e si è affermata come una delle città trainanti a livello europeo per quanto riguarda servizi di sharing economy, con 10.000 utilizzi al giorno del bike sharing comunale, e oltre 3,000 clienti al giorno per servizi di car sharing. Se il dato più significativo riguarda il tasso di sopravvivenza delle start-up a 5 anni dalla nascita (83% nel capoluogo lombardo contro il 44% a livello nazionale), è nel numero delle grandi operazioni di finanziamento e di “exit” che il sistema milanese mostra i difetti dovuti alla sua relativa giovinezza. Infatti, mancando generalmente prospettive di acquisizioni da parte di dimensioni maggiori, ed essendo rari i round di IPO giudicati soddisfacenti da società giovani, l’attrattività del panorama milanese per una giovane impresa di successo risulta minore rispetto a controparti europee.

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