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Congo, i minerali insanguinati


In Congo tre cittadini cinesi sono rimasti uccisi in miniera dopo un attacco di ribelli locali. La Repubblica al centro degli interessi delle multinazionali

È sempre più significativo il bilancio degli scontri tra minatori illegali e lavoratori stranieri nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo. È di ieri la notizia che tre persone con passaporto cinese sono morte in seguito a un attacco arrivato da alcuni ribelli locali. Nel Paese centrafricano, le multinazionali sono molto attive nell’estrazione del rame e del cobalto, quest’ultimo utilizzato per la costruzione delle batterie per le auto elettriche. Le grandi corporation pagano il Governo per avere concessioni per l’estrazione, in quello che è un territorio ricco di materie prime, tra i più importanti dell’Africa per il rame e il primo al mondo per il cobalto.

I tre cittadini cinesi sono morti nella provincia di Ituri, che confina sia con l’Uganda che col Sud Sudan. Non sono i primi a perdere la vita nella regione nord-orientale della Democratic Republic of Congo, DRC: già lo scorso anno due persone di nazionalità cinese rimasero colpite mortalmente dopo un attacco a una miniera nella stessa provincia. Sia per l’episodio del 2019 che per quello avvenuto nei giorni scorsi Pechino, tramite l’Ambasciata a Kinshasa, ha chiesto alle autorità di “prendere misure effettive per proteggere la vita e le proprietà dei cittadini cinesi” nella Repubblica. La Cina ha chiesto, inoltre, l’apertura di un’inchiesta per far luce sulle morti dei connazionali.

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