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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Corea del Nord: Kim lancia due missili balistici

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La Corea del Nord ha testato, senza spingersi troppo oltre, due missili balistici nel mare del Giappone, che mostra preoccupazione. Che si tratti di un semplice test tecnologico?

Il leader della Corea del Nord Kim Jong-un a Pyongyang, Corea del Nord, 7 marzo 2021. Korean Central News Agency (KCNA) via REUTERS

Giovedì mattina la Corea del Nord ha testato due missili balistici a corto raggio nel mar del Giappone. I razzi, lanciati da terra, hanno viaggiato per circa 450 chilometri prima di cadere al di fuori della zona economica esclusiva giapponese. E proprio il Giappone è stato il Paese che ha espresso maggiore preoccupazione per il test. Il Primo Ministro Yoshihide Suga ha parlato di una “minaccia alla pace e alla stabilità” della regione e di una violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite: il Consiglio di sicurezza ha infatti vietato a Pyongyang di sviluppare e provare tecnologie per i missili balistici.

I timori di Suga vanno letti tenendo in considerazione, oltre alla generale vulnerabilità del Giappone legata alla sua posizione geografica, anche le questioni di sicurezza connesse ai Giochi olimpici di Tokyo, che si terranno a luglio e che un’eventuale escalation missilistica potrebbe mettere a rischio.

Missili balistici e missili da crociera: le differenze

I test di ieri hanno suscitato molta attenzione anche perché sono stati i primi dall’inizio della presidenza di Joe Biden negli Stati Uniti.

In realtà, quattro giorni prima la Corea del Nord aveva già effettuato dei lanci, nel mar Giallo (quindi dalla parte opposta rispetto al mar del Giappone). In quel caso non si era trattato però di missili balistici ma di missili da crociera, non soggetti alle sanzioni dell’Onu. Dunque un test – o un avvertimento – minore. Perché se è vero che i missili da crociera possono essere guidati nella loro rotta, al contrario di quelli balistici che seguono una traiettoria fissa, questi ultimi sono ritenuti più pericolosi vista la capacità di trasportare testate nucleari.

La risposta degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti non hanno infatti mostrato particolare preoccupazione per i lanci di domenica scorsa. Il Presidente Biden ha detto di non considerarli una provocazione e li ha derubricati a “ordinaria amministrazione”.

Mentre scriviamo, l’amministrazione americana non ha rilasciato un commento sui due missili balistici. Ma è probabile che stavolta arriverà un comunicato di condanna: se i razzi da crociera non rappresentavano uno “sviluppo inaspettato”, come dichiarato da Biden, la situazione di ieri è diversa. Innanzitutto perché il test va contro le risoluzioni dell’Onu. Poi perché si tratta del primo lancio di missili balistici da parte della Corea del Nord da un anno: è un messaggio. E infine – ma non per importanza – perché i lanci di Pyongyang hanno agitato il Giappone e la Corea del Sud, due dei più importanti alleati americani in Asia, con cui l’amministrazione Biden vuole ricostruire i rapporti dopo quattro anni di Donald Trump e di approccio aggressivo alla regione.

La strategia di Biden e il problema lessicale

La politica per la Corea del Nord dell’amministrazione Biden non è ancora chiara. Il New York Times scrive che i dettagli cominceranno a venire fuori nelle prossime settimane. Per il momento, dunque, per cercare di anticipare la linea di Washington verso Pyongyang bisogna concentrarsi soprattutto sulla visita del segretario di Stato Antony Blinken in Corea del Sud, la settimana scorsa.

Una visita tutta improntata a dare rassicurazioni a Seul, ma che ha fatto emergere qualche differenza di vedute tra l’America e il Paese asiatico più direttamente coinvolto nella questione nordcoreana. La distanza è nei dettagli: o meglio, nei termini. L’amministrazione Biden parla di “denuclearizzazione della Corea del Nord”; il Governo di Moon Jae-in preferisce “denuclearizzazione della penisola coreana”.

L’espressione usata dagli americani implica una denuclearizzazione unilaterale da parte di Pyongyang: una formula che al regime di Kim Jong-un non piace e nemmeno a Seul, che porta avanti una politica di distensione (la cosiddetta “Sunshine Policy”) nei confronti del nord. Le due Coree utilizzano il termine “denuclearizzazione della penisola coreana”: quella del Sud perché la ritiene una formula più diplomatica e inclusiva, quella del Nord perché vuole lo smantellamento “dell’ombrello nucleare” americano a difesa di Seul.

Blinken si è anche rivolto alla Cina, perché utilizzi la sua influenza per convincere Pyongyang ad abbandonare il programma nucleare. Resterà da vedere come e se ci sarà una collaborazione su questo tema tra Washington e Pechino, considerata l’importanza strategica della Corea del Nord per la Cina (il Paese funge da “cuscinetto” fra il territorio cinese e le truppe americane stanziate in Corea del Sud).

La mossa nordcoreana

Già prima del test di ieri, la Corea del Nord aveva già lanciato qualche messaggio di avvertimento agli Stati Uniti, denunciando le esercitazioni militari con i sudcoreani e rifiutando di rispondere alla richiesta di contatto dell’amministrazione Biden.

Il lancio dei missili balistici è un’ulteriore provocazione, ma Pyongyang è stata attenta a non spingersi troppo oltre, sia metaforicamente che geograficamente. Come ha spiegato al Nikkei Asia il professor Yoichiro Sato della Ritsumeikan Asia Pacific University, la Corea del Nord ha calibrato la traiettoria dei missili affinché non cadessero all’interno della zona economica esclusiva giapponese. Più che una provocazione, dunque, quello di ieri potrebbe essere “niente di più che” un test di una tecnologia militare.

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L'AUTORE

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore e Aspenia. Si occupa di Messico e Nord America.
GUALA
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