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India: “Voci audaci”, la stand-up comedy sfida tabù e censura


Politica, società, diritti civili, vita quotidiana: nulla sfugge all'ironia graffiante degli stand-up comedian indiani, che spopolano sul web. Un libro di Lorenza Acquarone, studiosa e docente di cultura indiana. Edizioni Le Lucerne

Politica, società, diritti civili, vita quotidiana: nulla sfugge all’ironia graffiante degli stand-up comedian indiani, che spopolano sul web. Un libro di Lorenza Acquarone, studiosa e docente di cultura indiana. Edizioni Le Lucerne

Seguono alcuni estratti del libro sulla stand-up comedy indiana, che fa parte della collana Altrimondi, che nasce con l’idea di presentare al lettore italiano l’immaginario storico, letterario e giuridico di vari paesi dell’Asia.

Gli argomenti di cui tratta la stand-up comedy indiana potrebbero apparire gli stessi su cui si fanno monologhi comici in tutto il mondo: le app di incontri, i vegetariani e i vegani, la religione, gli atteggiamenti degli uomini verso le donne e viceversa. D’altronde, la globalizzazione comporta un’universalizzazione dell’umorismo e dell’ironia e ci sono temi comici di valenza universale. (…)

Nella cultura indiana, tuttavia, alcuni di questi temi assumono una connotazione particolare. Commenti e osservazioni su come funzionano Tinder (più mainstream, forse ormai superato), Hinge (meno banale), Bumble (dove la prima mossa sono tenute a farla le signore) e le altre app di incontri contrastano con le spinte familiari a frequentazioni con l’altro sesso che portino in fretta al matrimonio, considerato un passaggio fondamentale per l’individuo dalla tradizione indiana: le app si contrappongono all’idea delle introduction dei matrimoni combinati per giovani che non si sono scelti affatto né proposti da sé stessi.

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Nik Nodani scherza sul fatto che il coming out possa servire a liberarlo dalle ossessioni della madre sull’opportunità per lui di contrarre matrimonio. Suo malgrado, la madre, essendo una donna attenta alle esigenze del figlio, mette un annuncio su Craiglist, una piattaforma che ospita annunci dedicati al lavoro, eventi, acquisti e persino incontri: «Mio figlio, 24 anni, indiano, gay, lavora nell’intrattenimento e cerca ragazza indiana lesbica oppressa da una famiglia che cerca di indurla al matrimonio».

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È vero, però, che per le donne è ancora più dura.  In “Mother of Invention”, Aditi Mittal, esasperando una situazione non realistica ma efficacemente paradossale, sostiene che in India sono perseguiti di più i maltrattamenti alle vacche che la violenza sulle donne.  Shreeja Chaturvedi  riferisce che in uno Stato piuttosto conservatore come l’Uttar Pradesh, dal quale lei proviene, anche tra donne è diffusa la mascolinità tossica: se una donna esce in pantaloncini, le altre donne si danno al catcalling.  Come ci spiega Surbhi Bagga, «il riconoscimento della parità dei diritti è un po’ come gli addominali scolpiti: occorre del tempo, non basta andare una volta in palestra». È così: la demolizione del patriarcato è un processo graduale.

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Ogni ironia sul vegetarianismo, poi, assume la connotazione di una critica religiosa, in quanto si pone in contrasto con le prescrizioni alimentari degli hindu. Negli anni più recenti che hanno visto l’ascesa al potere del Bharatya Janata Party, sempre più Stati indiani hanno bandito la macellazione e/o il consumo di carne bovina. La religione è un tema complesso in India e affrontarlo in un certo modo può rasentare la commissione di reati. Per questo la stand-up comedy è una forma di intrattenimento che esprime coraggio, senso di sfida.

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Anche Aditi Mittal, classificata dal Times of India tra i primi dieci comici indiani, in “Mother of Invention”, show a cui ho assistito al Fringe a Edimburgo nel 2019 (e disponibile ora sulla piattaforma del Soho Theatre On Demand), racconta  che nel 2018 dopo un suo spettacolo è stata portata in una stazione di polizia. Il motivo era rintracciabile nella risposta data a un signore del pubblico che le aveva urlato: «La vacca è una madre per me». Aditi aveva replicato: «Tua madre è saporita». “

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