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Attacco nel golfo di Oman

Due petroliere silurate, un episodio simile solo un mese prima. La tensione tra Iran, Stati Uniti e Stati arabi potrebbe salire ancora. Shinzo Abe è a Teheran per mediare

Una nave della marina iraniana cerca di fermare l'incendio di una petroliera che è stata attaccata nel Golfo di Oman, 13 giugno 2019. Tasnim News Agency/Handout tramite REUTERS
Una nave della marina iraniana cerca di fermare l'incendio di una petroliera che è stata attaccata nel Golfo di Oman, 13 giugno 2019. Tasnim News Agency/Handout tramite REUTERS

Ieri mattina due petroliere che si trovavano nel golfo di Oman sono state evacuate a seguito di un incidente (o di un attacco) dalle cause e responsabilità ancora ignote. Le navi rimaste coinvolte sono la Front Altair, di proprietà della compagnia norvegese Frontline, e la Kokuka Courageous, di proprietà invece della giapponese Kokuka Sangyo.

Non è chiaro cosa sia successo. Secondo le prime ricostruzioni, una petroliera sarebbe stata colpita da un siluro, mentre l’altra sarebbe stata danneggiata dall’esplosione di una mina magnetica. Teheran ha parlato di un incidente “sospetto”, perché il danneggiamento della nave legata al Giappone è avvenuto in contemporanea alla visita del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, che sta cercando di ritagliarsi un ruolo di mediatore tra l’Iran e gli Stati Uniti.

In mancanza di informazioni certe che permetterebbero una contestualizzazione più completa della notizia, va comunque ricordato che l’incidente di ieri non è stato un episodio isolato. Esattamente un mese prima quattro navi petroliere avevano infatti subìto un sabotaggio all’incirca nella stessa zona, ovvero nello stretto di Hormuz, che divide la penisola arabica dall’Iran e che collega il golfo di Oman al golfo Persico. Pur in assenza di prove sicure, gli Stati Uniti hanno incolpato l’Iran per l’accaduto; Teheran ha respinto le accuse.

Lo stretto di Hormuz è un punto cruciale per l’export petrolifero: circa il 30% di tutto il petrolio che viene trasportato via mare passa di qui. Ed è ancora più fondamentale per i grandi produttori energetici della regione: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Iran.

Vista la grande importanza strategica e commerciale, l’Iran ha minacciato di bloccare lo stretto di Hormuz come forma di ritorsione verso gli Stati Uniti, che hanno imposto delle sanzioni sul petrolio iraniano e che più in generale puntano – affiancati dagli alleati Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – a ridurre l’influenza di Teheran in Medio Oriente.

@marcodellaguzzo

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