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Idlib, nuova tensione tra Russia e Turchia

La Turchia accusa le forze di Assad per il ferimento di tre soldati, la Russia dà la colpa ai ribelli. Il regime di Damasco vuole riconquistare la provincia con i bombardamenti

Edifici danneggiati nella città di Idlib, Siria, 25 maggio 2019. REUTERS/Khalil Ashawi
Edifici danneggiati nella città di Idlib, Siria, 25 maggio 2019. REUTERS/Khalil Ashawi

Il cessate il fuoco a Idlib, la regione nel nord-ovest della Siria che il Presidente Bashar al-Assad vuole sottrarre al controllo dei ribelli, si è di fatto già concluso. Solo mercoledì le agenzie di stampa russe avevano dato notizia di una tregua concordata tra Russia e Turchia, le due potenze straniere maggiormente coinvolte nella guerra civile siriana, scoppiata nel 2011.

Ma giovedì la Turchia ha denunciato un attacco verso una propria postazione a Idlib – tre soldati turchi sono rimasti feriti –, a suo dire condotto dalle forze governative siriane, sostenute dalla Russia. Mosca ha negato questa versione, addossando la responsabilità ai ribelli.

Ricapitolando, la Russia è alleata del regime di Assad soprattutto perché non vuole perdere il possesso della base navale di Tartus (è una città della Siria), che garantisce a Mosca il suo unico sbocco sul mar Mediterraneo. La Turchia appoggia invece i ribelli, che controllano ormai soltanto Idlib, per due motivi principali: perché vuole che la provincia resti stabile, in modo da evitare flussi migratori verso i propri confini; e perché vuole contenere i curdi siriani, temendo che possano allearsi con i curdi turchi e avanzare pretese territoriali.

A settembre Russia e Turchia avevano stretto un accordo per creare una zona di de-escalation a Idlib. Ma questo accordo non è stato rispettato: alla fine di aprile il Governo di Assad ha avviato una campagna di bombardamenti sulla provincia con l’obiettivo di riconquistarla. Il costo umano dell’operazione è stato finora estremamente alto, anche perché Idlib funge da rifugio per i tanti civili siriani che scappano dal regime di Damasco.

@marcodellaguzzo

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