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La fine dello Stato Islamico

Le Syrian Democratic Forces, appoggiate dagli Usa, attendono la resa da parte dei militanti dell’Isis nei pressi di Baghuz Fawqani

I combattenti delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel villaggio di Baghouz, nella provincia di Deir Al Zor, Siria, 18 febbraio 2019. REUTERS/Rodi Said
I combattenti delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel villaggio di Baghouz, nella provincia di Deir Al Zor, Siria, 18 febbraio 2019. REUTERS/Rodi Said

Le ultime sanguinose ore dello Stato Islamico sono combattute nell’estremo est della Siria, al confine con l’Iraq (vedi mappa). Nei pressi della città di Baghuz Fawqani, governatorato di Deir ez-Zor, i combattenti dell’Isis hanno sequestrato circa 200 famiglie, motivo per cui i militari della coalizione SDF, Syrian Democratic Forces, non hanno ancora compiuto l’ultimo assalto. La tragica fine del Califfato nato nel 2014 sta giungendo alla conclusione dopo aver devastato Siria e Iraq. Lo Stato Islamico si è reso colpevole di numerosi attentati in Europa, Africa e Asia rivendicati nel corso degli ultimi anni. L’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, ha espresso la sua preoccupazione per le persone in ostaggio dei combattenti Isis, chiedendo che venga garantito «un passaggio sicuro per i civili che desiderano andarsene. Se proteggere le loro vite significa posticipare di qualche giorno la fine dello Stato Islamico» — ha detto Bachelet — «così dev’essere».

La sconfitta del Califfato non significherà necessariamente fine delle violenze. Infatti, la Siria è divisa in aree di controllo: a est dell’Eufrate, il Paese è comandato dalle forze curde, appoggiate dagli Stati Uniti; la restante parte di territorio continua ad essere governata dal Presidente Bashar al-Assad, tranne l’area a nord-ovest della Siria. Al confine con la Turchia sono in corso bombardamenti da parte dell’esercito di Damasco per la riconquista del territorio, ora in mano a vari gruppi, compresi estremisti di Al-Qaeda come Hay’at Tahrir al-Sham. Michelle Bachelet ha ricordato che, nonostante la zona di Idlib, il nord di Hama e i governatorati a ovest di Aleppo sono zone cuscinetto demilitarizzate, «è ripresa un’escalation di violenza negli ultimi due mesi, con combattimenti in particolare tra attori non statuali».

Bisogna ancora capire la sorte dei combattenti dell’Isis cittadini europei, i cosiddetti Foreign Fighters. Nei giorni scorsi Donald Trump ha chiesto su Twitter che “Gran Bretagna, Francia, Germania e gli altri alleati europei si riprendano gli oltre 800 combattenti dello Stato Islamico catturati in Siria”. Secondo il King’s College, dei poco più di 41mila Foreign Fighters — compresi donne e bambini — presenti in Siria e Iraq  di 80 varie nazionalità, sono 7,366 quelli rientrati nei Paesi d’origine, tra cui 1,765 persone già rientrate in Europa. I combattenti italiani sarebbero circa 130, tra i quali il bresciano di 24 anni Samir Bougana (nome di battaglia Abu Abdullah), catturato dall’Unità di Protezione Popolare (YPG) nel corso dell’avanzata contro lo Stato Islamico.

@melonimatteo

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