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Libano in crisi, ancora proteste

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Il Libano è immerso in una crisi economica gravissima e rischia la bancarotta. E, senza un Governo da tre mesi, sono riprese le proteste

Un uomo si trova vicino a una facciata rotta di una banca a Beirut, Libano, 15 gennaio 2020. REUTERS/Aziz Taher
Un uomo si trova vicino a una facciata rotta di una banca a Beirut, Libano, 15 gennaio 2020. REUTERS/Aziz Taher

Il Ministro delle Finanze libanese Ali Hassan Khalil ha detto giovedì che il Libano è prossimo alla formazione di un nuovo Governo. Il Paese ne è infatti privo dalla fine dello scorso ottobre, quando il Primo Ministro Saad al-Hariri annunciò le sue dimissioni a seguito delle grandi proteste popolari che andavano avanti da circa due settimane. Le manifestazioni erano iniziate in risposta all’imposizione di nuove tasse su alcuni servizi (ad esempio le chiamate via WhatsApp), ma le radici del malcontento affondavano nella grave crisi economica in cui il Libano è immerso.

Dopo settimane di relativa tranquillità, le proteste sono riprese in questi giorni. Rispetto a ottobre si sono però fatte più violente, con attacchi alle vetrate delle banche e dure repressioni da parte della polizia, con dozzine di feriti.

La frustrazione della popolazione è alimentata dalle disastrose condizioni economiche e finanziarie del Libano: il Paese è uno dei più indebitati al mondo, la lira libanese ha perso quasi la metà del suo valore e l’aumento del prezzo del dollaro – le due valute sono utilizzate in modo intercambiabile – ne ha ristretto la disponibilità. Inoltre, per evitare una fuga di capitali, le banche hanno imposto dei limiti ai prelievi e ai trasferimenti di denaro all’estero.

L’impasse politico, che prosegue da tre mesi, non sta aiutando ad alleviare né il malcontento popolare né tantomeno la crisi. Il Primo Ministro Hariri – rimasto alla sua posizione finché non sarà formato un esecutivo regolare – ha detto che il Libano deve collaborare con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale per trovare un rimedio alla situazione economica, ma ha specificato però che il processo di negoziazione e implementazione degli eventuali accordi deve essere gestito da un Governo con piene funzioni e sostenuto dal Parlamento.

Nonostante le recenti affermazioni del Ministro delle Finanze, non è chiaro quanto ci vorrà ancora per formare un Governo. Stando alle sue dichiarazioni, il nuovo gabinetto sarà composto da 18 tecnici.

Il Libano rischia peraltro la bancarotta: il Paese ha 2,5 miliardi in eurobond in scadenza quest’anno e si teme che non sia in grado di ripagare i propri debiti.

@marcodellaguzzo

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