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Nuova Zelanda: analisi di una strage

Islam e migrazioni, il profondo scollamento tra realtà e percezione

La gente si riunisce in una veglia per piangere le vittime dell'attacco alla moschea di Christchurch in Nuova Zelanda, all'Università della Pennsylvania a Philadelphia, Pennsylvania, Stati Uniti, 15 marzo 2019. REUTERS/Mark Makela
La gente si riunisce in una veglia per piangere le vittime dell'attacco alla moschea di Christchurch in Nuova Zelanda, all'Università della Pennsylvania a Philadelphia, Pennsylvania, Stati Uniti, 15 marzo 2019. REUTERS/Mark Makela

La carneficina compiuta da un commando di terroristi anti migranti e anti musulmani a Christchurch, in Nuova Zelanda, segna l’apice dello scollamento tra realtà dei fatti e percezione che si ha del fenomeno migratorio e della presenza di comunità religiose non originarie. L’uccisione di 49 persone di religione musulmana in due moschee della città neozelandese racconta fin dove i gesti estremi di un essere umano possono spingersi, nella falsa idea di difesa culturale da parte di un non ben precisato pericolo che tale possa essere definito. La sensazione diffusa in alcune società occidentali di perdita della tradizione a vantaggio dei nuovi arrivati e di religioni diverse da quella cristiana non trova alcun fondamento statistico, aspetto che amplifica l’assurdità dei violenti gesti compiuti nella giornata di ieri da Brenton Tarrant, nome di uno degli attentatori, nel 2018 da Luca Traini a Macerata, in Italia, in piena campagna elettorale o da Alexandre Bissonnette a Quebec City, in Canada, nel 2017.

Partendo dall’Italia, la Fondazione Ismu — Iniziative e Studi sulla Multietnicità — ha fornito i dati poi ripresi dalla Caritas Italiana per l’elaborazione del XXVII Rapporto Immigrazione 2017-2018. Su un totale di 5.144.440 stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018, i musulmani sono poco meno di 1 milione e mezzo. I cristiani sono il doppio: 3 milioni e in aumento di 50 mila unità negli ultimi due anni. I musulmani presenti in Italia rappresentano il 28,2% del totale degli stranieri, contro il 57,7% di cristiani. Stando in Italia e considerando i cittadini italiani di fede musulmana, questi sono il 4.8% della popolazione totale che al 2016 sarebbero 2.870.000. I dati sono del Pew Research Center, che ha prodotto — nel 2015, dati aggiornati nel 2017 — uno studio importante sulla popolazione musulmana in Europa. Lo stesso istituto di ricerca fa presente che l’Italia è il secondo Paese europeo con la più alta percezione negativa verso i fedeli musulmani, col 69%, preceduto da Ungheria (72%) e seguito dalla Polonia (66%). Un’altra rilevazione statistica portata avanti dal Pew a ottobre 2018 ci fornisce dati allarmanti. Solo il 43% degli italiani accetterebbe un musulmano come membro della famiglia, dato superiore (57%) per un eventuale fedele di religione ebraica. Gran Bretagna (28%), Francia e Germania (29%) sono i Paesi europei con la più bassa considerazione negativa dei fedeli di religione islamica. La popolazione spagnola è spaccata a metà, mentre solo il 35% di cittadini olandesi e svedesi vede negativamente le persone di religione musulmana.

Sul fronte migrazioni, i dati delle Nazioni Unite e dell’UNHCR non lasciano spazio a dubbi: né in Italia né in Europa (tantomeno in Nuova Zelanda) è in corso un’invasione di migranti. Infatti, il Paese al mondo che ospita più rifugiati al mondo è la Turchia (3.5 milioni), seguita da Pakistan (1.4 milioni), Uganda (1.4 milioni) e Libano (998,900). La prima nazione europea è la Germania, con 970.400 migranti. L’infondatezza della parola “invasione” per casa nostra si trova tutta nei dati relativi al rapporto popolazione/migranti ogni mille abitanti: il primo è il Libano (164), seguito da Giordania (71) e Turchia (43). 

@melonimatteo

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