Le grandi ambizioni di Roma


La coordinatrice dell’Assessorato urbanistico espone con passione i progetti della transizione verso la città orizzontale che saprà offrire equità sociale e innovazione ai suoi abitanti

Gabriella Raggi Gabriella Raggi
[ROMA] Coordinatrice di staff Assessorato Urbanistica Roma Capitale.

La coordinatrice dell’Assessorato urbanistico espone con passione i progetti della transizione verso la città orizzontale che saprà offrire equità sociale e innovazione ai suoi abitanti

Il XXI secolo sarà dominato dalle città. Tempo, tecnologie, crescita di popolazione hanno accelerato l’avvento di questa nuova era urbana. Il processo globale di progressiva urbanizzazione che ha portato a vivere nelle città la maggior parte della popolazione mondiale, ha come conseguenza che nei contesti urbani oggi si genera mediamente il 70% del Pil mondiale, il 70% della produzione di rifiuti e il 70% delle emissioni di gas serra. Dal cambiamento climatico alla povertà e alle diseguaglianze, le città sono il problema e anche la soluzione. Orientare le città nella direzione giusta può fare la differenza.

Solo in 100 città si concentrano il 30% dell’economia mondiale e la quasi totalità dell’innovazione. I nuovi rapporti tra le città mondiali sono legati profondamente all’andamento dei mercati; questo è il modello della “città verticale”, gerarchico, segnato dalla dicotomia tra centro − portale multifunzionale che sostiene l’attrattività di mercati anche lontani, di sistemi specializzati d’informazione, luogo di eccellenza − e le sue periferie dove la diseguaglianza economica e sociale si accentua esponenzialmente.

Un nuovo habitat per i global citizens

Nell’ambito di questa tendenza le aree urbane hanno dunque il dovere e la responsabilità di disegnare un nuovo habitat per i global citizens: inclusivo, interconnesso al suo interno e con il mondo, produttivo, solidale; promuovere un paradigma urbano che produca un’ecologia urbana che recuperi la visione del “metabolismo urbano” in termini d’impatti ambientali ed energetici degli insediamenti, un’economia urbana capace di distribuire equamente lavoro e ricchezza, una società capace di assicurare coesione sociale e solidarietà. Richard Rogers già nel 1997 con La Città per un piccolo pianeta evidenziava come la costruzione dell’habitat fosse un problema politico marginale, dominato dal mercato e da esigenze finanziarie e introduceva il principio del dominio pubblico come diritto di una cittadinanza attiva e partecipe alla sua costruzione.

Una città pertanto “orizzontale” il cui principio è il “limite come motore dello sviluppo” e che punta sull’integrazione e sulla complessità come categorie genetiche per una nuova “offerta” capace di mobilitare la popolazione attorno al suo progetto di futuro. Una Città che ospita orizzontalmente centri di potere e di ricerca, insediamenti produttivi e incubatori di start-up, infrastrutture e mezzi per la mobilità sostenibile, spazi di cultura e di aggregazione, parchi, reti digitali e smart.

Roma “città orizzontale”

Su questi principi Roma ha impostato i suoi programmi, riassumibili in tre strategie per la strutturazione dei processi di governance: la Strategia di Resilienza, il Piano Urbano Mobilità Sostenibile, il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile.

Nell’ambito della sua partecipazione al Network 100 Resilient Cities ha promosso il programma Roma Resiliente con l’obiettivo di elaborare una strategia per trattare con un approccio innovativo le sfide che la città affronta oggi e che affronterà nel prossimo futuro, coinvolgendo un vasto numero di stakeholder. Pandemia e cambiamento climatico sono due fenomeni globali dove l’intersezione tra la sfera umana e quella dei sistemi naturali ha comportato conseguenze rilevanti nella biosfera e nell’attività umana. Con l’ottica della Resilienza, si è guardato a queste criticità come opportunità di trasformare Roma in una città dove diritti umani e welfare siano valori al primo posto, dove sia più semplice vivere, abitare e lavorare; dove non si disperda il capitale materiale e immateriale conquistato; dove ci siano competenze culturali di base e relazioni sociali forti.

All’interno della strategia sono individuati i pilastri e le conseguenti azioni in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile secondo le definizioni delle Nazioni Unite.

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