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Predictive Diplomacy: interpretare il futuro


Grazie ai Big Data e a tecniche di Intelligenza Artificiale sempre più evolute, eventi che in passato venivano considerati Cigni Neri − impossibili da predire o anche immaginare −  ora potrebbero diventare prevedibili

Luca Macis (Torino), Data Scientist, Informatico, Matematico e Ricercatore presso l'Università di Torino e il Ministero degli Affari Esteri. Si occupa di Machine Learning e Intelligenza Artificiale.

Rosa Meo (Torino) Professore Associato al Dipartimento di Informatica e Comupter Science dell’Università di Torino. Specializzata in Data Mining, Machine Learning e Databases ha pubblicato oltre 70 articoli su testate internazionali specializzate.

Paola Pisano (Torino) Professore Associato di Business and Innovation Management Università di Torino, Dipartimento Economia e Statistica, già Ministro dell’Innovazione e digitalizzazione.

Marco Tagliapietra (Bologna) Ricercatore presso l’Università di Torino. Laurea in matematica teorica e magistrale in matematica applicata alla Data Science. Lavora a un progetto di conflict prevention presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione.

 

È ormai chiaro che digitalizzazione e nuove tecnologie non sono solo fattori di crescita  economica, sociale e abilitatori di innovazione, ma anche elementi di redistribuzione di poteri  e equilibri di forza, che i governi non possono più permettersi di ignorare. La posizione di forza economica, sociale e tecnologica delle Big Tech nella scacchiera internazionale, ha creato negli anni forme di dipendenza economica, sociale e ovviamente tecnologica da parte di molti paesi. Aziende come Apple, Google, Amazon, Microsoft e Tencent hanno una capitalizzazione di mercato che supera di gran lunga il Pil degli Stati. Apple potrebbe sicuramente sedersi al tavolo del G7 se fosse uno Stato così come Microsoft rientrare nella classifica dei dieci paesi più ricchi del mondo. I loro servizi sono diventati così strategici che una possibile interruzione avrebbe profonde ripercussioni sulla stabilità e crescita di intere aree geografiche. Pensate cosa potrebbe succedere, e come potrebbero reagire cittadini e imprese, se alcuni flussi di dati come l’e-banking o l’e-commerce dovessero interrompersi.

Accanto alla nascita di nuovi soggetti tecnologici di interesse politico, si affianca l’emergere di nuove questioni tecnologiche di interesse squisitamente governativo. Cybersicurezza, privacy, governance dei dati, commercio elettronico, governance della criminalità informatica, intelligenza artificiale, disinformazione e connettività sono temi che i governi moderni dovrebbero trattare tanto quanto la salute delle infrastrutture di mobilità, i trasporti aerei, la produzione di cereali e tessuti, la dipendenza da materie prime e così via. I paesi sanno bene, per esempio, che la rete internet, che per il 99% del suo traffico scorre attraverso cavi sottomarini posati esattamente laddove un tempo si trovavano i cavi del telegrafo, deve essere protetta tanto quanto le infrastrutture strategiche da attacchi hacker, così come la collettività dalla disinformazione o i dati dei cittadini da eventuali usi malevoli. Nuovi soggetti e nuovi temi al tavolo dei governi accendono un faro sulla capacità dei singoli paesi di sviluppare e utilizzare  le tecnologie come asset competitivo per innovare  servizi dedicati a cittadini e aziende, sviluppare settori ad alta intensità tecnologica, ma anche prendere decisioni migliori interpretando le informazioni a nostra disposizione oggi e definire traiettorie politiche per reagire velocemente o addirittura prevedere eventi inaspettati e improvvisi.

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