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Wto, il direttore generale annuncia le dimissioni. E ora?

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Wto: le dimissioni del direttore generale si devono probabilmente alle tensioni con Trump. Tra i candidati il messicano Jesus Seade, vicino sia agli Usa che alla Cina

Wto, il direttore generale annuncia le dimissioni

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, Roberto Azevedo, durante una conferenza stampa al 50° World Economic Forum a Davos, Svizzera, 22 gennaio 2020. REUTERS/Jonathan Ernst

Il 14 maggio Roberto Azevedo ha annunciato le dimissioni da direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organization, Wto), che saranno effettive il prossimo 31 agosto. Il suo ritiro inaspettato ha aggiunto un ulteriore elemento di incertezza in un momento già molto delicato per l’economia globale, tra la pandemia di Covid-19 e le trade wars che vedono gli Stati Uniti contrapposti all’Europa e alla Cina.

Le dimissioni di Azevedo sono state collegate – ma non dal diretto interessato – alle tensioni fra il Wto e l’amministrazione Trump. Al multilateralismo delle grandi organizzazioni, Donald Trump preferisce infatti i negoziati bilaterali (dove Washington può far meglio valere la sua forza sull’interlocutore); al libero scambio promosso dal Wto, invece, preferisce pratiche maggiormente protezionistiche.

L’Organizzazione mondiale del commercio funziona in sostanza come un “arbitro” che supervisiona i rapporti commerciali tra i Paesi membri. Trump e parte dei Repubblicani – e anche alcuni Democratici – sostengono che il Wto sia ostile agli interessi americani. In realtà, non solo gli Stati Uniti hanno vinto la maggior parte delle dispute presentate all’organizzazione, ma la stessa è stata “modellata” proprio sui valori americani tradizionali (il libero scambio, appunto).

Trump invece, oltre a dire che il Wto è stato creato “per fare gli interessi di tutti tranne i nostri”, si è spinto – due anni fa – fino a minacciare l’uscita degli Stati Uniti. Si è poi mosso per ostacolare il lavoro dell’organizzazione, bloccando la nomina dei nuovi membri della commissione d’appello che si occupa della risoluzione delle dispute fra i membri.

Le critiche al Wto provenienti da Washington si concentrano anche sul presunto trattamento di favore riservato alla Cina, che l’amministrazione Trump accusa di pratiche commerciali scorrette (trasferimenti di proprietà intellettuale, sussidi statali alle imprese).

L’idea di abbandonare l’Organizzazione mondiale del commercio, come si accennava, sta guadagnando slancio negli Stati Uniti, anche per via del crescente scetticismo bipartisan verso Pechino. Ma uscire dal Wto si rivelerebbe probabilmente controproducente per l’America, visto che libererebbe uno spazio che proprio la Cina si affretterebbe a riempire, per promuovere il suo modello economico ed estendere la sua influenza geopolitica.

Il processo di nomina di un successore di Azevedo durerà forse sei mesi e andrà probabilmente a inserirsi all’interno del più ampio scontro fra Stati Uniti e Cina per la supremazia globale: ciascuna superpotenza vorrà sfruttare l’occasione per far eleggere un direttore gradito, che possa riformare l’organizzazione a suo favore.

Tra i possibili candidati – nella lista compare anche Phil Hogan, commissario europeo per il commercio –, il nome forse più interessante è quello del messicano Jesus Seade, vicino sia alla Cina che agli Stati Uniti. È stato per anni professore universitario a Hong Kong e si era parlato di lui come del possibile nuovo ambasciatore messicano in Cina. D’altra parte, è noto all’amministrazione Trump perché ha lavorato a stretto contatto con Robert Lighthizer (il rappresentante americano per il commercio) durante i negoziati dell’accordo di libero scambio Usmca, che sostituisce il Nafta e che entrerà in vigore il prossimo 1° luglio.

Seade – che peraltro ha già ricoperto incarichi di rilievo al Wto, alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale – potrebbe insomma rivelarsi un compromesso accettabile sia da Washington che da Pechino, ma è ancora troppo presto per esprimere certezze.

@marcodellaguzzo

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