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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Israele: l’accordo con gli Emirati scompagina le relazioni in Medio Oriente

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L’accordo Israele-Emirati divide il mondo arabo. Contrari attori regionali come Iran e Turchia, mentre il Libano apre a Tel Aviv

Accordo Israele-Emirati

Una protesta contro gli Emirati Arabi Uniti nella Città Vecchia di Gerusalemme, 14 agosto 2020. REUTERS/Ammar Awad

L’accordo annunciato la scorsa settimana tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti apre nuovi scenari per il Vicino e Medio Oriente, da una parte appianando alcuni conflitti diplomatici latenti e, dall’altra, accentuandoli. Come si legge nel comunicato congiunto Stati Uniti-Israele-Emirati Arabi Uniti, l’accordo “normalizza le relazioni” tra i due Paesi e porterà benefici, con la sottoscrizione, nei prossimi incontri, di una serie di accordi bilaterali nel campo “del turismo, della sicurezza, delle telecomunicazioni, della tecnologia, dell’energia, della salute, della cultura e dell’ambiente”.

La questione palestinese

Gli Emirati Arabi Uniti — afferenti all’area del Golfo, realtà geopolitica con dinamiche differenti rispetto a quelle dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo — diventano il terzo Stato arabo a istituire rapporti diretti con Israele, dopo l’Egitto nel 1979 e la Giordania nel 1994. L’accordo segna un nuovo spartiacque nelle relazioni con Tel Aviv, non più generalmente vista come nemica ma piutosto come attore dalla cui presenza trarre vantaggi. Cambia il paradigma che dall’autoproclamato Stato d’Israele nel 1948 poneva la questione palestinese al centro della disputa col mondo arabo e musulmano, spingendola, in questo caso, ai margini della trattativa.

La menzione alla Palestina la si trova nella richiesta emiratina, supportata dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di congelamento del progetto di annessione dei territori in Cisgiordania occupati dai coloni, che protestano — insieme all’estrema destra israeliana — contro Benjamin Netanyahu per l’accordo. Il Primo Ministro, dopo settimane di manifestazioni contro di lui, ha raggiunto un importante obiettivo che allontana momentaneamente lo spettro di nuove richieste di dimissioni, ma che inasprisce le relazioni col partner di Governo Benny Gantz di Kahol Lavan, vista l’ammissione di Netanyahu d’averlo tenuto all’oscuro dell’imminente firma del deal con Abu Dhabi.

L’accordo è una vittoria per i tre sottoscriventi e una sconfitta per la classe dirigente palestinese, su tutti il Presidente Mahmoud Abbas. La reazione della leadership con sede a Ramallah è dura: viene respinto in toto il nuovo agreement e si sottolinea che “né gli Emirati né altre parti hanno il diritto di parlare a nome del popolo palestinese. Nessuno può interferire con gli affari palestinesi o decidere circa i legittimi diritti sul nostro territorio”. Nella nota viene spiegato che la pace potrà essere raggiunta solo con la fine definitiva dell’occupazione israeliana sui territori palestinesi.

Eppure, “il congelamento dell’annessione dei territori palestinesi è un grande risultato diplomatico” per il Ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati, Anwar Gargash. Per lui “l’impegno israeliano è finalizzato al raggiungimento di una soluzione a due Stati”. Per il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Abdullah bin Zayed “si apriranno nuovi orizzonti per la pace e la stabilità nella regione”. Soddisfatto dell’accordo anche il Principe Mohamed bin Zayed Al Nahyan, che in una conversazione telefonica ha ricevuto le congratulazioni da parte del Presidente dell’Egitto Fattah al-Sisi, Paese col quale “si condividono le stesse visioni sulle questioni relative all’area regionale”.

Sorprendente la posizione del Libano: nel corso di un’intervista, il Presidente Michel Aoun – il cui partito di riferimento è alleato con Hezbollah – ha lasciato le porte aperte a un accordo con Israele. Alla domanda sulla possibilità di una pace con Tel Aviv, Aoun ha risposto: “Dipende. Abbiamo dei problemi con Israele, prima dobbiamo risolverli”. Sull’accordo con gli Emirati, il Presidente libanese afferma che “il Paese è indipendente”, può dunque legittimamente stabilire rapporti con chi ritiene opportuno.

Nella giornata di ieri, nuovo storico contatto tra l’Oman e Israele. Tra Mascate e Tel Aviv conversazione avvenuta tramite i Ministri degli Esteri Yusuf bin Alawi bin Abdullah e Gabi Ashkenazi, che hanno discusso di “completa, giusta e duratura pace nel Medio Oriente”, con l’Oman che, diversamente dagli Emirati, ha sottolineato l’importanza della capitale della Palestina a Gerusalemme est in uno Stato indipendente. Successivamente alla chiamata con il Ministro isreliano, Abdullah ha parlato con Ramallah, che ha apprezzato le rassicurazioni dell’Oman in merito alla questione palestinese

Il no di Turchia e Iran

“La Turchia sta col popolo palestinese”, ha affermato il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che sta valutando la sospensione delle relazioni diplomatiche con Abu Dhabi. Il ruolo crescente di Ankara come potenza regionale vede negativamente l’espansione di realtà potenzialmente antagoniste, in particolare in un momento storico nel quale la Turchia è impegnata in diversi contesti: dalla Libia al Mediterraneo orientale — che, in entrambi i casi, la vede contrapposta all’Egitto di al-Sisi — passando per il Vicino e Medio Oriente, dove si ritrova in contrasto con la monarchia saudita. Riad, che non si è ancora ufficialmente espressa sull’accordo, ha aperto al dialogo con Tel Aviv, specie in chiave anti-iraniana.

Da Teheran la posizione sull’accordo Israele-Emirati è chiara: la normalizzazione dei rapporti diplomatici “col regime sionista è un atto di idiozia strategica che rinvigorisce l’asse della resistenza nella regione”. La Repubblica Islamica ammonisce Israele dal compiere “qualunque interferenza nelle questioni del Golfo Persico”. Intanto, l’Iran ha recentemente evitato un embargo sulle armi proposto dagli Usa: al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la mozione di Washington ha ricevuto il “sì” della sola Repubblica Dominicana.

@melonimatteo

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