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America Latina: peggio del coronavirus c’è la fame

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Coronavirus in America Latina: è emergenza economica e sanitaria. Primo reportage del nostro corrispondente da Santiago Federico Nastasi. Si annunciano già molto gravi le conseguenze economiche per tutto il continente

 

La diffusione del coronavirus in America Latina è più lenta rispetto all’Europa: i contagi sono ancora bassi, ma in crescita costante. Negli ultimi 10 giorni si è passati da 500 a oltre 7000 casi in totale. I Paesi più colpiti sono il Brasile, l’Ecuador e il Cile. Seguono Perù, Argentina, Colombia, Messico, Panama e Repubblica Dominicana, con circa 300/400 contagi registrati in ogni Paese. I primi casi sono presenti anche a Haiti, ancora devastato dagli effetti del terremoto del 2010.

Il Sudamerica è abituato a vivere emergenze e difficoltà costanti, che solitamente non attirano l’attenzione internazionale. Lo scorso anno, la febbre dengue ha colpito circa 3 milioni di persone, causando 1500 vittime. La popolazione ha un’età media più basa rispetto all’Europa e questo fa sperare che il tasso di mortalità del nuovo coronavirus sia più basso. Ma i sistemi sanitari sono deboli, frammentati e non garantiscono l’accesso universale alla salute.

Un report dell’Oms del 2016 dice che le spese mediche a carico di ogni famiglia sono state circa il 38% del totale della spesa in salute in America Latina, in Europa meno della metà.

Per contrastare la diffusione del coronavirus i Governo hanno reagito chiudendo le scuole. Ciò implica un effetto collaterale tanto importante quanto ignorato: a 85 milioni di bambini viene meno la garanzia – fornita dalle mense delle scuole – di poter avere almeno un pasto al giorno.

Le conseguenze sull’economia

Le conseguenze economiche dell’emergenza mondiale rischiano di essere enormi per l’America Latina, la cui economia è basta sull’esportazione. La caduta dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli sta producendo un calo del numero delle entrate. Proiezioni attuali indicano un calo verosimile dei valori dell’export complessivo fino al 10% nel 2020.

Anche il mercato del lavoro potrebbe risentirne: un aumento della disoccupazione dovuta a una contemporanea contrazione dei consumi e della produzione. Sono 140 milioni i piccoli commercianti, artigiani, venditori di strada, operai, camerieri e parrucchieri che rischiano di perdere il lavoro dalla sera alla mattina. Solo in 6 Paesi della regione beneficiano di sussidi di disoccupazione. Per loro, peggio del coronavirus c’è la fame.

Guarda l’intervista sul Brasile.

Guarda l’intervista sul Perù.

 

 

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