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Energia, migranti e Polonia: al suo ultimo Consiglio europeo, Angela Merkel frena e media


Al vertice la Cancelliera guida la conciliazione con Varsavia sulle violazioni dello stato di diritto, ma al tempo stesso ostacola passi avanti sulle scorte comuni di gas prospettate anche da Roma e Madrid

Gabriele Rosana Gabriele Rosana
[BRUXELLES] Giornalista, è capo della redazione Affarinternazionali.it, la rivista dello IAI. Collabora con D e Dlui di La Repubblica, Linkiesta, Il Messaggero e Aspenia.

Al vertice la Cancelliera guida la conciliazione con Varsavia sulle violazioni dello stato di diritto, ma al tempo stesso ostacola passi avanti sulle scorte comuni di gas prospettate anche da Roma e Madrid

Dice Charles Michel che “un Consiglio europeo senza di lei è come Roma senza il Vaticano o Parigi senza la Tour Eiffel”. L’ultimo vertice di Angela Merkel dopo 16 anni alla guida della Germania è il numero 107 sui 214 che hanno avuto luogo da quando esiste l’istituzione dove siedono capi di Stato e di Governo dell’Ue – un’esoterica esatta metà del totale – e offre una buona sintesi del ruolo che in tantissimi, tra i suoi colleghi ma pure oppositori politici, le hanno sempre riconosciuto: quello di infaticabile mediatrice. E pazienza se qualche volta – anche su dossier pesanti come le violazioni dello stato di diritto – questo si sia tradotto in un gioco al rinvio.

Il dibattito sulla Polonia

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