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Coronavirus: l’economia europea si salverà?

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Coronavirus: l’economia europea è stata messa a dura prova nel periodo del lockdown. L’Unione europea saprà sfruttare questo momento unico per rilanciare solidarietà e coesione?

Le persone camminano con le loro biciclette nel parco del quartiere di Porta Nuova a Milano, Italia, 4 maggio 2020. REUTERS/Flavio Lo Scalzo

La pandemia di Covid-19 non è solo una tragica crisi sanitaria a livello mondiale, ma ha avuto anche un impatto enorme sulle economie del pianeta. Con un calo preannunciato del Pil di oltre il 7% e una perdita stimata di 12 milioni di forze di lavoro nel 2020, l’Unione europea è stata sottoposta alla prova più cruciale dalla sua nascita. Una prova che sarà una vetrina per il funzionamento del sistema Ue con sforzi validi di recupero oppure, in caso contrario, minaccerà duramente la sua ragion d’essere se dovesse fallire.

Tutti gli occhi sono stati puntati sugli organi decisionali nel momento in cui l’Ue – con un leggero ritardo ma con risolutezza congiunta – ha adottato misure di emergenza per attenuare gli impatti socio-economici più immediati della crisi imminente. Tra i primi provvedimenti, il lancio dell’Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus per sostenere i Paesi più colpiti dalla pandemia con liquidità immediata e regole di spesa allentate, seguito dal pacchetto di 540 miliardi di euro in prestiti diretti per lavoratori, imprese e Stati membri dell’Eurozona. L’acquisto di bond dalle banche e dalle aziende da parte della Bce – con il relativo Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp) da 1.350 miliardi di euro – ha ulteriormente incrementato le capacità di finanziamento nell’Unione europea, ed è stato concepito proprio per riportare l’inflazione al medio-termine.

La risposta dell’Ue all’emergenza economica non si è però limitata esclusivamente agli aiuti finanziari. Gli sforzi coordinati per alleviare i sistemi sanitari nazionali e investire in ricerca sono stati fondamentali per mitigare il virus. Ancor più, il focus sul risanamento del flusso di beni e capitali nel mercato unico ha attenuato l’impatto del lockdown e garantito l’operatività della filiera produttiva, dopo una prima chiusura dei confini mal gestita. In modo analogo, la riapertura è stata cruciale in modo particolare per i Paesi più colpiti come Italia, Spagna e Grecia, le cui economie guidate dal settore turistico dipendono fortemente dalla libera circolazione delle persone.

Queste misure hanno avuto benefici significativi nel breve termine, poiché hanno smorzato gli effetti più immediati della crisi; e poi, lo stanziamento di fondi interamente finanziati è un sollievo per chi li riceve. Tuttavia, le imprese e le nazioni sostenute dai bond potrebbero mancare di capacità finanziarie per ripagare il loro valore e il loro interesse dopo la pandemia, provocando accese discussioni su eventuali ulteriori debiti finanziari. Allo stesso modo, le differenze strutturali e la forma eterogenea delle economie degli Stati membri devono essere riconosciute per una distribuzione mirata di fondi per prevenire la frammentazione interna al mercato. Questo significa che il successo a lungo termine delle misure di emergenza non è affatto scontato.

Al contrario, l’economia dipenderà da future mozioni che la Comunità europea saprà adottare. Sotto crescenti pressioni, la Commissione ha proposto un pacchetto da 750 miliardi per la ripresa a lungo termine, in testa a un rinnovato Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per il periodo 2021-2027, che sarà discusso nella sede del Consiglio nelle prossime settimane. Accanto alla questione del finanziamento, il tema della mutualizzazione del debito sarà decisivo per gli sforzi di coesione e ricostruzione dell’economia dell’Ue. Al centro della discussione, l’adeguamento della ripresa economica con i duplici obiettivi del Green Deal e del digital transformation. L’affluenza a questi dibattiti servirà a dimostrare la capacità dell’Ue di lavorare in un clima solidale e creare un precedente per la credibilità dell’Unione come principale attore economico.

Vista l’imprevedibilità degli sviluppi del Covid-19, affermare che l’Ue sia riuscita a salvare la sua economia significherebbe tirare a indovinare. Quello che possiamo dire, invece, è che le iniziali misure di emergenza sono state efficaci nel fornire aiuti finanziari a coloro che ne avevano bisogno e hanno rappresentato un segnale evidente che l’Unione europea sa agire come Unione solo se la crisi è davvero urgente. Resta da vedere se l’Unione europea riuscirà ad azionare l’economia all’interno di questa crisi senza precedenti e se saprà sfruttare questo momento politico unico per rafforzare la coesione e la solidarietà.

Ed è inevitabile – il mondo ci guarda – che il cammino dell’Europa verso la ripresa lascerà una traccia persistente del funzionamento dell’Ue.

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