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Bruxelles controlla Londra

Le nuove regole europee sui servizi finanziari consentono il controllo su Londra anche dopo Brexit

Il capo negoziatore Ue della Brexit Michel Barnier cammina alle spalle del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il Primo Ministro britannico Theresa May nella sede della Commissione Europea a Bruxelles, Belgio, 7 febbraio 2019. REUTERS/Yves Herman
Il capo negoziatore Ue della Brexit Michel Barnier cammina alle spalle del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il Primo Ministro britannico Theresa May nella sede della Commissione Europea a Bruxelles, Belgio, 7 febbraio 2019. REUTERS/Yves Herman

L’Unione Europea ha raggiunto un accordo per inasprire le regole per i servizi finanziari. Le nuove misure assegnano maggiori poteri alla Commissione – l’organo di Bruxelles che detiene il potere esecutivo – per sorvegliare l’attività delle imprese di investimento straniere che operano all’interno dell’Unione e che offrono servizi di tipo bancario.

Le nuove regole, in sostanza, prevedono che le società finanziarie extra-europee rispettino gli stessi standard normativi applicati all’interno del blocco dei 27. Inoltre la Commissione valuterà se equiparare l’attività di queste società a quella delle banche, per sottoporle eventualmente a una vigilanza ancora più rigorosa. L’accordo dovrà però essere approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio.

Con queste normative l’Europa si prepara alla Brexit, prevista – a meno di rimandi – per il prossimo 29 marzo. Bruxelles ha interesse a mantenere l’influenza sul settore finanziario di Londra: nell’Unione Europea operano infatti circa 6000 imprese di investimento, di cui più della metà hanno la propria sede legale nel Regno Unito. Rafforzare il regime di equivalenza tra le regole europee e quelle dei Paesi terzi rappresenta dunque una priorità per l’Europa: Londra è il maggiore centro finanziario del Vecchio continente e gli analisti concordano nel dire che non perderà questo primato immediatamente dopo l’uscita dall’Unione.

Lo stato generale dell’economia del Regno Unito, intanto, non è critico. Iniziano però a emergere dei segnali potenzialmente preoccupanti: il Pil è in calo, così come la produzione industriale e gli investimenti.

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@marcodellaguzzo

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