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Se il cardinale si improvvisa elettricista

Un principe della Chiesa si cala in un tombino per riattivare la corrente di un palazzo occupato. Un gesto sovversivo. Ma non troppo se si va a vedere la storia della Chiesa...

Un uomo seduto su un letto all'interno della chiesa di San Callisto, Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi
Un uomo seduto su un letto all'interno della chiesa di San Callisto, Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi

I cardinali sono i principi della Santa Sede per definizione: la loro immagine è associata alla Chiesa Trionfante, al Conclave che consacra il potere massimo dell’elezione del Pontefice, a Messe grandiose in San Pietro e processioni turibolanti che celebrano la Comunione dei Santi. Oppure ad attici ristrutturati nel cuore del Vaticano.

Ecco perché fa così impressione la scena di un porporato elettricista che si fa imbragare e si cala nel tombino di uno stabile occupato da 400 persone per riattivare i contatori della corrente, sigillati dall’azienda elettrica per morosità, rischiando peraltro di rimanere folgorato. Non senza aver lasciato un biglietto con i propri riferimenti prima di risalire: “Cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, Città del Vaticano, telefono 06.6982”.

L’uomo deputato a rendere tangibile la misericordia di Francesco ha poi spiegato alle agenzie il suo gesto sovversivo: “Sono intervenuto personalmente per riattaccare i contatori. È stato un gesto disperato. C’erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi”. Il porporato ha riferito di conoscere da tempo le grandi difficoltà delle persone che vivono in quel palazzo. “Dal Vaticano” – ha aggiunto – “mandavamo l’ambulanza, i medici, i viveri. Stiamo parlando di vite umane. Perché sono lì, per quale motivo? Come è possibile che delle famiglie si trovino in una situazione simile?”. L’elemosiniere apostolico ha ribadito infine che si assume tutta la responsabilità: “Dovesse arrivare, pagherò anche la multa”.

Ma a ben vedere Krajewski, questo polacco coriaceo con trascorsi da carpentiere, della stessa tempra dell’ex operaio della fabbrica di vernici Solvay di Cracovia Karol Wojtyla, non ha fatto altro che interpretare uno degli aspetti della sua missione, che è quella di prodigarsi a qualunque costo usque ad sanguinem (ma in questo caso sarebbe più corretto usque ad folgorationem) privilegiando la legge di Dio sopra la legge degli uomini, soprattutto quando la legge degli uomini appare eticamente farisaica o ingiusta, avversa agli stessi uomini. Era domenica, e i bambini stavano morendo di freddo. Bisognava intervenire.

Il gesto di disobbedienza civile di Krajewski in fondo si inserisce nella grande tradizione di uomini di Chiesa che hanno privilegiato – alla maniera di Antigone – la legge morale sulla legge formale, da Don Lorenzo Milani, il prevosto di Barbiana protagonista di un radicale pacifismo di marca cristiana, denunciato per apologia di reato e finito sotto processo fino al vescovo austriaco di Eisenstadt, monsignor Ägidius Zsifkovics, che nel 2016 si rifiutò di far entrare su terreni di proprietà della diocesi ruspe e macchinari necessari a costruire un tratto della barriera voluta per dividere l’Austria dall’Ungheria e fermare così i migranti. Il suo “Nein” fu una vera e propria obiezione di coscienza. Gesti che spesso trovano feroci opposizioni anche da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Don Milani, riabilitato solo in questi anni, ne è un esempio per tutti.

Per il resto, va sottolineato che la Chiesa di Francesco, una Chiesa che all’occorrenza è capace di compiere gesti tipici di un centro sociale in nome del Vangelo, è l’unica vera opposizione all’attuale Governo senza esserlo. E non si trattava di una Lampedusa nel centro di Roma, poiché il 40% degli occupanti è italianissima: capifamiglia che hanno perso il lavoro, barboni, derelitti, giovani disoccupati, quella che il papa chiama “la carne della Chiesa”.

Ovviamente il gesto di misericordia di Krajevski, capace di prendere posizione nel conflitto tra coscienza e legge, sarà compiuto completamente solo quando l’elemosiniere del Papa provvederà a pagare l’intera bolletta arretrata di 300mila euro (come ovviamente gli ha fatto subito notare Salvini), attraverso l’Obolo di San Pietro o una raccolta di fondi specifica. Il cardinale elettricista lo ha già promesso, impegnandosi anche a pagare l’eventuale multa. Questo dovrebbe contribuire a placare il sarcasmo del Ministro dell’Interno.

@f_anfossi

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