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Polonia, la riforma della Corte Suprema è illegale

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea stabilisce che la riforma mina l’indipendenza dei giudizi. La legge era stata voluta da Diritto e Giustizia

La gente protesta contro la trasformazione del Governo conservatore della magistratura polacca a Varsavia, Polonia, 3 luglio 2018. Agencja Gazeta/Dawid Zuchowicz
La gente protesta contro la trasformazione del Governo conservatore della magistratura polacca a Varsavia, Polonia, 3 luglio 2018. Agencja Gazeta/Dawid Zuchowicz

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la riforma del sistema giudiziario in Polonia non rispetta le leggi europee.

La riforma contestata dalla Corte di Lussemburgo è stata approvata nel 2018 e voluta da Diritto e Giustizia, partito di destra ed euroscettico, al quale appartengono sia il Presidente (Andrzej Duda) che il Primo Ministro (Mateusz Morawiecki) della Polonia. La riforma prevedeva un abbassamento retroattivo dell’età pensionabile per i giudici della Corte Suprema polacca – da 70 a 65 anni – e avrebbe quindi costretto molti giudici al pensionamento anticipato.

Secondo Diritto e Giustizia, la riforma avrebbe permesso un ricambio generazionale e liberato la Corte Suprema dai magistrati che avevano iniziato la loro carriera durante l’epoca comunista. Secondo i critici, la legge avrebbe di fatto permesso al Governo polacco di controllare la Corte Suprema, violando in questo modo il principio democratico della separazione dei poteri. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la riforma “non è giustificata da un obiettivo legittimo e mina il principio dell’irremovibilità dei giudici, essenziale per la loro indipendenza”.

Lo scorso ottobre la Corte di Giustizia europea aveva già ordinato alla Polonia di sospendere l’applicazione della riforma finché non fosse stata emessa una sentenza definitiva, arrivata appunto questa settimana. Già a novembre, comunque, Varsavia aveva deciso di modificare la legge.

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Più di recente, ad aprile la Commissione Europea aveva avviato una procedura di infrazione contro la Polonia per proteggerne i giudici dal controllo politico. “Il nuovo regime disciplinare” – si legge nel provvedimento – “non garantisce l’indipendenza e l’imparzialità della Camera disciplinare della Corte suprema”. Un’altra procedura simile nei confronti di Varsavia era stata avviata, sempre dalla Commissione, anche nel luglio 2018. 

@marcodellaguzzo

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