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Bloody Sunday, la ferita ancora aperta

Un militare verrà processato per due dei numerosi morti del gennaio 1972. Incognita Brexit sul Good Friday Agreement

Le famiglie delle vittime camminano attraverso il Bogside prima dell'annuncio della decisione di accusare i soldati coinvolti negli eventi del Bloody Sunday, Londonderry, Irlanda del Nord, 14 marzo 2019. REUTERS/Clodagh Kilcoyne
Le famiglie delle vittime camminano attraverso il Bogside prima dell'annuncio della decisione di accusare i soldati coinvolti negli eventi del Bloody Sunday, Londonderry, Irlanda del Nord, 14 marzo 2019. REUTERS/Clodagh Kilcoyne

Sembra uno strano scherzo del destino il ritorno nelle cronache odierne dei fatti accaduti in Irlanda del Nord, il sanguinoso conflitto rinominato The Troubles che ha contrapposto cattolici e protestanti per circa 30 anni. Con il Good Friday Agreement del 1998 messo da alcuni in discussione in caso di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, la notizia che giunge da Londonderry proprio in questo momento storico riapre aspre polemiche del passato e potrebbe segnare l’inizio di un nuovo capitolo per la giustizia richiesta dai familiari delle vittime di quello che fu il famigerato Bloody Sunday.

Un militare britannico del quale non si conoscono le generalità, indicato come “F”, sulla sessantina, sarà processato per l’omicidio di due dei 14 morti del 30 gennaio del 1972. Il corpo d’élite Reggimento Paracadutisti di Sua Maestà quel giorno aprì il fuoco contro i manifestanti per i diritti civili: furono 13 le vittime causate dai britannici, con 14 rimaste ferite e una di queste deceduta in seguito per i danni riportati.

All’indomani della strage, l’Home Secretary (il nostro Ministro dell’Interno) dell’epoca, Reginald Maudling, incaricò il giudice John Widgery come capo dell’inchiesta che avrebbe dovuto accertare i fatti del Bloody Sunday: in sole tre settimane venne sancito che i soldati spararono in seguito a un attacco dei manifestanti. L’inchiesta del ’72 venne totalmente ribaltata dal “Saville Report” — dal nome del giudice Lord Saville che riaprì il caso nel 1998 — pubblicato nel 2010. Nel documento è stata accertata la cattiva condotta dei militari britannici, che aprirono il fuoco contro manifestanti innocenti e senza armi.

La decisione del Pubblico Ministero di processare “F” sembra aver scontentato tutti. Per i familiari delle vittime anche gli altri 16 ex soldati dovrebbero subire il processo, ma non sono state raccolte prove a sufficienza. Il Governo britannico fa sapere tramite Gavin Williamson, Ministro della Difesa, che tutelerà legalmente il militare. I supporter dei paracadutisti sostengono che in quei giorni i soldati stavano lavorando in condizioni di forte stress e che non è giusto processare “F” dopo tutti questi anni.

La Brexit potrebbe mettere a rischio la pacificazione delle comunità dell’Irlanda del Nord. La presenza di un’eventuale nuova barriera divisoria al confine con l’Irlanda, in caso di cancellazione del backstop, andrebbe ad intaccare la soluzione trovata col Good Friday Agreement, nel quale l’Unione Europea ha giocato un ruolo fondamentale. Dopo la firma del trattato, l’Ue ha supportato il processo di pace permettendo il rafforzamento delle relazioni tra gli attori dell’Accordo del Venerdì Santo e aiutando l’Irlanda del Nord nel suo sviluppo economico e sociale.

@melonimatteo

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