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Brexit, i laburisti si schierano finalmente con l’Europa

Il leader Jeremy Corbyn chiede che i cittadini possano votare qualunque scelta presa dal prossimo Governo. Intanto si incrina anche il fronte anglo-americano

Il leader del Partito Laburista Jeremy Corbyn lascia la sua casa a Londra, Gran Bretagna, 3 luglio 2019. REUTERS/Peter Nicholls
Il leader del Partito Laburista Jeremy Corbyn lascia la sua casa a Londra, Gran Bretagna, 3 luglio 2019. REUTERS/Peter Nicholls

Il Partito Laburista chiede a gran voce che i cittadini possano votare sulla decisione che il prossimo Governo prenderà circa le relazioni con l’Unione Europea e voterà per il remain sia nel caso di un no deal che nell’ipotesi in cui i Conservatori raggiungano un accordo non soddisfacente per l’economia e i lavoratori britannici. A scriverlo nero su bianco è Jeremy Corbyn, leader dei laburisti britannici che con una lettera aperta rivolta agli elettori sancisce ufficialmente la posizione del partito, non del tutto chiara negli ultimi anni.

Corbyn ha sempre spinto per il rispetto del voto sulla Brexit del giugno 2016 ma ha più volte proposto e discusso nuove strategie per un accordo il più possibile vantaggioso per la Gran Bretagna. Il piano Corbyn sulla Brexit sanciva un compromesso con Bruxelles che avrebbe visto Londra partecipare all’Unione Doganale Ue, al Mercato Comune Europeo e ai regolamenti dell’Unione Europea sulla protezione dell’ambiente e i diritti dei lavoratori. L’accordo con Theresa May non è mai stato raggiunto e la Prime Minister ha poi dovuto rassegnare le dimissioni dopo la terza bocciatura da parte di Westminster della proposta Brexit concordata con l’Ue.

La posizione di Jeremy Corbyn mette fine alle discussioni interne al partito sulla posizione dei laburisti. Nella lettera, Corbyn scrive che “i due candidati Tory minacciano un’uscita dall’Ue senza accordo per unirsi a Donald Trump: in questo modo verrebbero chiuse le industrie, privatizzati il Servizio Sanitario Nazionale e altri comparti pubblici, tagliati i diritti dei lavoratori”. I contendenti alla carica di leader del Partito Conservatore sono Boris Johnson e Jeremy Hunt, che ieri sera hanno avuto il primo dibattito tv dove sono state definite le loro posizioni su Brexit, futuro rapporto con l’Ue e quali strategie economiche sviluppare dopo l’addio a Bruxelles.

In un clima sempre più difficile per la Gran Bretagna si aggiunge la crisi con quello che dovrebbe essere il suo più forte alleato, gli Stati Uniti. La furia di Donald Trump si è abbattuta sull’intero esecutivo May dopo la fuoriuscita di alcuni dispacci che sarebbero dovuti rimanere segreti nei quali l’Ambasciatore del Regno Unito a Washington, Sir Kim Darroch, descrive l’amministrazione repubblicana al Governo come “inetta e disfunzionale”. Su Twitter il Presidente degli Stati Uniti critica Theresa May per la gestione della Brexit — “Le ho detto come avrebbe dovuto fare ma ha preferito scegliere un’altra strada” — e dichiara di non voler avere più a che fare con Darroch. “La bella notizia” — scrive Trump — “è che presto la Gran Bretagna avrà un nuovo Primo Ministro”. 

@melonimatteo

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