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Conte in Cina sulla nuova Via della seta

La Cina propone una versione “ricalibrata” del progetto per allontanare timori e accuse. L’Italia ha aderito alla Bri, ma appoggia anche il Giappone di Abe

Il Presidente cinese Xi Jinping e il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte durante una cerimonia di benvenuto a Villa Madama a Roma, 23 marzo 2019. REUTERS/Yara Nardi
Il Presidente cinese Xi Jinping e il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte durante una cerimonia di benvenuto a Villa Madama a Roma, 23 marzo 2019. REUTERS/Yara Nardi

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è in Cina per partecipare al forum sulla Belt and Road Initiative (anche detta Bri o nuova Via della seta), che si terrà a Pechino fino al 27 aprile. Lo scorso marzo l’Italia era stato il primo Paese del G7 ad aderire al progetto attraverso la firma di un memorandum: la decisione era stata criticata in virtù del suo significato politico, più che per il suo valore commerciale.

A tal proposito, l’agenzia di stampa Reuters anticipa che, durante il forum, la Cina presenterà una versione «ricalibrata» della nuova Via della seta, per cercare di rispondere ai timori di quanti vedono nella Bri uno strumento geopolitico finalizzato all’espansione dell’egemonia cinese in Asia, Africa, Europa e America Latina. Allo stesso tempo, la Cina vuole allontanare da sé l’immagine di potenza predatrice che sfrutta la Bri come espediente per attirare le nazioni nella cosiddetta “trappola del debito”. Alla vigilia del forum il Governo di Pechino aveva infatti voluto precisare che la nuova Via della seta è «una piattaforma per la cooperazione».

Al forum parteciperanno 37 leader da tutto il mondo, compreso il Presidente russo Vladimir Putin, mentre gli Stati Uniti – rivali della Cina – manderanno soltanto una delegazione di basso livello. Nonostante i tentativi di Washington di arginare la penetrazione cinese in America Latina, a breve il Perù dovrebbe firmare un memorandum d’intesa con la Cina sulla nuova Via della seta.

Tornando all’Italia, non è chiarissima la strategia di Roma nei confronti dell’Asia. Dopo aver aderito alla Bri, Conte ha detto di appoggiare il Giappone – mercoledì c’è stato l’incontro a Palazzo Chigi con il Primo Ministro Shinzo Abe – nella sua visione di una regione Indo-Pacifica «libera e aperta». Ma le relazioni tra Cina e Giappone sono complicate: i due non sono proprio ostili ma neanche del tutto amici, e portano avanti progetti opposti.

Questo dualismo del Governo Conte potrebbe essere legato, come suggerisce Il Foglio, al dualismo Movimento 5 Stelle-Lega, con il primo che parteggia per Pechino e la seconda per Tokyo.

@marcodellaguzzo

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