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L’Italia sceglie la Cina

Il memorandum con Pechino non pregiudica l’alleanza con gli Usa, assicura Mattarella...

Il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte e il Presidente cinese Xi Jinping si stringono la mano dopo aver firmato gli accordi commerciali a Villa Madama a Roma, 23 marzo 2019. REUTERS/Yara Nardi
Il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte e il Presidente cinese Xi Jinping si stringono la mano dopo aver firmato gli accordi commerciali a Villa Madama a Roma, 23 marzo 2019. REUTERS/Yara Nardi

L’Italia e la Cina hanno firmato ieri il memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative (o nuova Via della seta), il progetto commerciale e geopolitico lanciato dal Presidente cinese Xi Jinping che punta a collegare, tramite terra e mare, le infrastrutture di Asia, Africa ed Europa.

L’avvicinamento tra Roma e Pechino ha allertato gli Stati Uniti, che vedevano nel memorandum il segno di un “tradimento geopolitico” italiano: il rigetto dell’atlantismo e l’apertura all’influenza politica del più grande rivale americano. Il Presidente Sergio Mattarella ha ribadito però che la cooperazione con la Cina non mette in discussione l’alleanza con Washington.

La pressione degli Stati Uniti, specialmente sulla componente leghista della coalizione di Governo, si è comunque fatta sentire e ha portato a una lista di accordi più scarna, dalla quale è stato eliminato il punto più sensibile per Washington: la collaborazione tra Italia e Cina nel settore delle telecomunicazioni. Nell’ottica degli Stati Uniti è fondamentale affossare le capacità tecnologiche cinesi: per questo stanno colpendo duramente Huawei e vogliono che l’Europa faccia altrettanto.

Benché ridotta, l’intesa tra Italia e Cina mantiene un’importanza notevole e non solamente simbolica. Si va ben oltre il commercio di arance e di seme bovino: ci sono accordi nel settore energetico (Eni, Ansaldo), contratti per progetti industriali e anche un’intesa tra Cassa Depositi e Prestiti e il Silk Road Fund, il fondo cinese per gli investimenti nei Paesi toccati dalla nuova Via della seta. E soprattutto ci sono degli accordi sui porti di Trieste e Genova. Il ritorno economico è stimato dai 5 ai 20 miliardi di euro.

Tra le altre cose, è stato firmato anche un accordo tra Ansa e l’agenzia di stampa Xinhua, controllata dal Governo di Pechino. In materia di tutela della libertà di stampa Italia e Cina sono lontane: venerdì il portavoce dell’ambasciata cinese a Roma ha minacciato una giornalista del Foglio per la sua copertura critica sulla Cina.

@marcodellaguzzo

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