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Cina sì, Cina no

La visita del Presidente cinese a Roma cambia la nostra storia dei prossimi 5 anni: la video-intervista esclusiva al Presidente di Confindustria

Il Presidente cinese Xi Jinping e sua moglie Peng Liyuan arrivano all'aeroporto di Fiumicino per la visita a Roma e alla capitale siciliana Palermo, Roma, Italia, 21 marzo 2019. REUTERS/Yara Nardi
Il Presidente cinese Xi Jinping e sua moglie Peng Liyuan arrivano all'aeroporto di Fiumicino per la visita a Roma e alla capitale siciliana Palermo, Roma, Italia, 21 marzo 2019. REUTERS/Yara Nardi

L’arrivo a Roma del Presidente Xi Jinping e la discussione sull’adesione del Bel Paese al programma di investimenti Belt and Road sta scatenando in Italia un enorme dibattito sull’opportunità di fare affari sempre maggiori con la seconda potenza economica mondiale, facendo arrabbiare l’alleato americano.

Lanciata nel 2013, la nuova Via della Seta è un progetto che coinvolge 64 Paesi e prevede la costruzione tra Est e Ovest di linee ferroviarie, porti, strade, telecomunicazioni e griglie energetiche. Pechino ha già investito nel progetto 448 miliardi di dollari negli ultimi quattro anni, mentre altri 117 sono previsti per il 2019. Con la firma del memorandum, l’Italia sarebbe il primo Paese del G7 e fondatore dell’Ue a entrare nel progetto infrastrutturale cinese.

Gli affari con i cinesi però li fanno tutti.

Nell'ambito europeo, l’Italia è il terzo importatore dalla Cina dopo Germania e Regno Unito, e quarto esportatore, dopo Germania, Regno Unito e Francia. Dal 2015, l’Italia è entrata dopo la Gran Bretagna e insieme anche a Germania e Francia nell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).

Il traffico commerciale tra Oriente e Europa si realizza per il 90% per via marittima. Nonostante gli ingenti investimenti cinesi, il porto greco del Pireo si è rivelato inadatto come sbocco e una buona percentuale del traffico commerciale tra la Cina e l'Europa sta già passando per l’Italia (solo a Trieste e Genova in quattro anni il traffico delle grandi navi è aumentato del 56%).

Ci sono tanti modi in cui il memorandum, per ora abbastanza vago, potrà essere tradotto in pratica.

L’Italia intravede nuove possibili opportunità di accesso preferenziale al mercato cinese e una spinta per uscire dalla stagnazione dell’economia nazionale.

Dalla polemica di questi giorni, emerge una domanda di fondo: ma è proprio necessario per noi italiani (vale a maggior ragione per noi europei) scegliere tra Pechino e Washington? La domanda forse va ancora più dettagliata, perché qui si tratterebbe di scegliere tra una proposta di partecipare a un mega investimento globale (i Paesi coinvolti sono ormai diventati più di 80, tra i quali ci sono almeno tre tra i maggiori originatosi di flussi migratori verso le nostre coste) e l’altra di restare iper-alleato di chi predica America First! Io non rinuncerei a essere protagonista di un’iniziativa che sta movimentando 1 trilione di euro e che quindi potrebbe contribuire in modo decisivo al rilancio della nostra economia, della nostra occupazione e del nostro ruolo nel mondo.

Segue l'intervista di Giuseppe Scognamiglio al Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia sull'arrivo di Xi Jinping a Roma.

@GiuScognamiglio

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