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Iraq, Mahdi si dimette

Il premier iracheno si dimette su pressione dell’ayatollah Sistani. Circa 400 i morti per le proteste: si manifesta contro la politica e l’ingerenza dell’Iran

Un manifestante iracheno indossa una maschera durante le proteste antigovernative in corso a Najaf, Iraq, 18 novembre 2019. REUTERS/Alaa al-Marjani
Un manifestante iracheno indossa una maschera durante le proteste antigovernative in corso a Najaf, Iraq, 18 novembre 2019. REUTERS/Alaa al-Marjani

Dopo oltre un mese di intense proteste – durante le quali sono morte quasi 400 persone, secondo una stima di Agence France-Presse –, il Primo Ministro iracheno Adil Abdul-Mahdi ha detto ieri di essere pronto a dimettersi. La decisione è stata presa a seguito delle pressioni provenienti dall’ayatollah Ali al-Sistani, la massima guida religiosa sciita dell’Iraq, che ha invitato il Parlamento a revocare la fiducia a Mahdi.

Sistani, e più in generale il clero sciita, esercita un’influenza fortissima non solo sulla politica ma anche sull’opinione pubblica irachena. Nei suoi sermoni l’ayatollah si è schierato dalla parte dei manifestanti, specialmente dopo i fatti di giovedì, quando le forze di sicurezza – con l’obiettivo di reprimere le agitazioni – hanno ucciso 33 persone nella città di Nassiriya più altre 11 a Najaf.

Qui, mercoledì scorso, i manifestanti hanno dato fuoco al consolato iraniano. Le proteste non sono infatti rivolte soltanto contro il Governo di Mahdi, ritenuto responsabile delle cattive condizioni economiche, ma anche contro l’Iran e la sua forte ingerenza nella politica irachena.

Peraltro, anche l’Iran è investito da proteste, scoppiate a seguito dell’aumento del prezzo della benzina, ma più ampie nelle rivendicazioni: tra le altre cose, gli iraniani si lamentano delle grosse spese per la politica estera, accusata di sottrarre risorse che potrebbero invece essere destinate al miglioramento del benessere dei civili.

In Iran l’Islam sciita è la religione di Stato, mentre in Iraq è la confessione maggiormente diffusa tra la popolazione. Partendo da questa affinità, l’Iran ha saputo guadagnarsi sempre più influenza nel vicino Iraq dopo la rimozione del Presidente Saddam Hussein da parte degli Stati Uniti (nel 2003) e durante la guerra contro lo Stato Islamico. Come rivelato da Reuters, Teheran è intervenuta anche nelle proteste irachene per cercare di mantenere il Primo Ministro Mahdi al potere.

@marcodellaguzzo

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