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La crisi italiana

Il gatto finalmente mangia il topo. Il pallino torna al Quirinale. Il Truce, come Il Foglio definisce il Ministro dell’Interno, vorrebbe spaccare il mondo, ma i riti istituzionali sono stati creati apposta per favorire riflessioni sagge

Il Ministro degli Interni italiano e leader della Lega Matteo Salvini posa per un selfie mentre incontra i sostenitori sulla spiaggia di Caparena nella cittadina balneare siciliana di Taormina, Italia, 11 agosto 2019. REUTERS/Antonio Parrinello
Il Ministro degli Interni italiano e leader della Lega Matteo Salvini posa per un selfie mentre incontra i sostenitori sulla spiaggia di Caparena nella cittadina balneare siciliana di Taormina, Italia, 11 agosto 2019. REUTERS/Antonio Parrinello

Lo avevamo detto (non solo noi, per la verità) il giorno dopo le elezioni europee, che Salvini avrebbe stretto la presa su Di Maio, non appena gli fosse tornata la fame (il gatto era sazio, dopo aver incamerato quasi il 40% dei voti). E la fame è venuta presto!

Sarebbero stati necessari grande senso di responsabilità e molto equilibrio per resistere alla tentazione di fare bottino pieno in Italia. E queste sono entrambe doti - mi perdoneranno i salviniani - che Matteo Salvini proprio non possiede. Sono altre le sue virtù, ma non è di questo che oggi scriviamo; vorremmo invece provare a capire che tipo di crisi ci apprestiamo a vivere e quali siano le sue prospettive.

Prima di tratteggiare il mio scenario, che si basa su elementi raccolti con i diretti protagonisti, credo aiuti rivelarvi fin da subito i due assiomi che fanno da sfondo alle mie convinzioni: il primo è che le crisi politiche sono governate dall’irrazionalità. Inutile mettersi alla ricerca del percorso più logico, perché non si verifica mai. Il secondo è che l’Italia è una democrazia parlamentare, non diretta. Ha dunque dei tempi di gestione delle crisi che prevedono consultazioni, lunghe riflessioni, verifiche con le forze politiche, per identificare possibili maggioranze alternative, prima di sciogliere le Camere, nel caso. 

Dunque, proverò a immaginare quale possa essere l’evoluzione più probabile: il gatto Salvini ha deciso di addentare il topo Di Maio, ma la sua richiesta di elezioni non impedirà al Quirinale di affidare entro fine agosto un pre-incarico al Presidente della Camera, per esempio, per verificare l’esistenza di nuove maggioranze che sostengano un Governo diverso, non necessariamente un Governo del Presidente, ma un Governo che si prefigga tre grandi obiettivi e li persegua con competenza, nel tempo che rimane della legislatura attuale (3 anni). Lo schieramento a difesa della democrazia liberale è sulla carta ampio, va dal PD a Forza Italia, passando per i pochi parlamentari di altre piccole formazioni, come +Europa. Tale raggruppamento potrebbe trovare con i grillini post Di Maio (sembra proprio naufragata la sua leadership, totalmente dipendente dagli esiti del Governo gialloverde) un accordo utile (magari più utile di quello siglato per far nascere l’esecutivo Salvini-Di Maio), per puntare a tre grandi obiettivi: la riduzione del numero dei parlamentari, una consistente semplificazione fiscale e la modifica di Dublino, per rilanciare una politica comunitaria delle migrazioni, più efficace e condivisa.

Abbiamo su questo tema due fronti tattici: c’è chi concorda con questa prospettiva, chi invece la ritiene un regalo a Salvini, che potrebbe impallinare chiunque sieda a Palazzo Chigi, con l’obbligo di affrontare una durissima finanziaria.

Come sempre, il diavolo è nei dettagli e il buon esito dipende anche da chi saranno i protagonisti di questa vicenda: se il nostro Paese è in grado di partorire dieci persone di grande competenza, riconosciute dai cittadini come affidabili e di indiscutibile reputazione, senza necessariamente essere dei tecnici, allora la nuova maggioranza potrebbe durare tre anni e realizzare quei provvedimenti che restituiscano dignità e competitività al nostro Paese. Diversamente, vivremo giorni difficili, forse i più difficili della nostra storia repubblicana.

@GiuScognamiglio

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