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Attentato terroristico in Mali, oltre 50 morti

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L’attacco di venerdì è il più grave degli ultimi anni. Il Mali è instabile e insicuro dal 2012 a causa dei numerosi gruppi estremisti attivi sul suo territorio

Donne e bambini locali ricevono assistenza medica dall'esercito francese durante l'operazione Barkhane a Ndaki, Mali, 29 luglio 2019. REUTERS/Benoit Tessier
Donne e bambini locali ricevono assistenza medica dall'esercito francese durante l'operazione Barkhane a Ndaki, Mali, 29 luglio 2019. REUTERS/Benoit Tessier

Il Governo del Mali ha diffuso ieri la notizia di un attacco terroristico contro una postazione militare nel nord-est del Paese, che ha causato la morte di almeno 53 soldati e di un civile. L’attacco – che non è stato rivendicato, almeno per il momento – è il più letale tra i tanti che si sono succeduti negli ultimi anni. La crisi della sicurezza è scoppiata nel 2012, quando i miliziani islamisti presero il controllo della porzione settentrionale della nazione; l’esercito di Bamako è riuscito a riconquistare questi territori con l’aiuto della Francia – ex potenza coloniale –, ma le violenze non sono terminate.

L’attacco di venerdì è avvenuto a Indelimane, nella regione di Ménaka: secondo fonti ufficiali, gli aggressori sarebbero fuggiti verso la frontiera con il Niger. All’incirca nella stessa zona, a giugno, l’esercito malese aveva fatto sapere di aver eliminato una ventina di miliziani dello Stato Islamico. L’Isis – ma anche al Qaeda e altre organizzazioni terroristiche – è attivo in Mali e nei Paesi confinanti, come il Niger e il Burkina Faso.

Ma l’instabilità in Mali non è relegata al solo nord. Nel sud, ad esempio, è presente il gruppo estremista Ansarul Islam. Nelle regioni centrali operano invece diverse milizie legate ad al Qaeda. Le numerose cellule jihadiste sono state in grado di inserirsi nelle tensioni tra i vari gruppi etnici, sfruttandole a proprio vantaggio per seminare odio e arruolare nuovi combattenti.

Lo scorso aprile l’intero Governo malese, allora guidato da Soumeylou Boubèye Maiga, ha rassegnato le dimissioni a seguito delle proteste per il massacro di Ogossagou (160 morti).

@marcodellaguzzo

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