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Palestina, non decolla la proposta Kushner

Presentato in Bahrein il piano economico della Casa Bianca per la pace tra israeliani e palestinesi. Scetticismo e dubbi su più fronti

Palestinesi camminano in un mercato nel campo profughi di Khan Younis nella parte meridionale della Striscia di Gaza, 21 maggio 2019. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa
Palestinesi camminano in un mercato nel campo profughi di Khan Younis nella parte meridionale della Striscia di Gaza, 21 maggio 2019. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa

Cinquanta miliardi di dollari in investimenti nell’arco di 10 anni, un collegamento diretto tra Gaza e la Cisgiordania, dimezzamento del tasso di povertà attraverso misure contro la disoccupazione, oggi al 30%: le proposte di Jared Kushner per la Palestina sono tanto ambiziose quanto difficili da realizzare senza la volontà delle parti in causa. Da un lato il Governo israeliano, che con la politica dell’occupazione dei territori palestinesi esacerba la tensioni tra la popolazione locale; dall’altra l’autorità palestinese, incapace di dare risposte concrete e che, nonostante una situazione economica al collasso, ha deciso recentemente di aumentare gli stipendi del 67% ai Ministri dell’esecutivo.

Peace to prosperity, il piano economico del consigliere di Donald Trump, sembra un progetto a metà tra l’edilizio e il sociale, dove si enfatizzano le potenzialità di un territorio martoriato da decenni di violenze e propone un’idea di futuro per quello che sarebbe lo Stato di Palestina.

Sono tre i punti sui quali ruota la proposta di Washington. Il primo, liberare il potenziale economico della Palestina attraverso misure anticorruzione, con il ripristino dello stato di diritto, investendo su infrastrutture basilari come gli ospedali e le scuole, creando un mercato economico ad accesso libero in particolare con Egitto, Israele, Giordania e Libano. Il secondo, il rafforzamento delle conoscenze dei palestinesi con un piano di sviluppo didattico e tecnico di pari passo con l’accesso ai servizi sanitari e alle strutture sportive. Il terzo, la crescita dell’ambito pubblico: riforme per il raggiungimento del successo economico nel lungo periodo, la creazione di un regolamento per il mondo degli affari, l’attrazione degli investimenti esteri, la realizzazione di un sistema giudiziario indipendente.

Nel corso delle interviste rilasciate ai media internazionali Kushner ha detto che gli Stati Uniti hanno a cuore la causa palestinese e sperano che la situazione, grazie a quello che è stato ribattezzato “piano Marshall per il Medioriente”, possa essere analizzata con occhi diversi. Nonostante in Bahrein non verrà presentato il progetto politico per la soluzione del conflitto, il genero di Trump spiega che la sicurezza è il punto di partenza sia per gli israeliani che per i palestinesi perché in un contesto di pace ci sarebbe “la libera circolazione di merci e persone. Al momento” — afferma Kushner — “i prezzi dei prodotti sono alti a causa delle tempistiche elevate di attesa al confine. Lo sviluppo economico passa per la pace attraverso la creazione di un contesto sicuro”.

È unito nelle dichiarazioni contrarie al progetto Kushner il fonte palestinese. Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha detto che non firmerà nessun accordo economico senza una soluzione politica. Per Mohammad Shtayyeh, Primo Ministro palestinese, il progetto della Casa Bianca non ha senso. “Il workshop in Bahrein è l’occasione per lavare i panni sporchi della politica degli insediamenti che legittima l’occupazione”. Per Abbas Zaki del partito Fatah Peace to prosperity porterà alla divisione nel mondo arabo. 

@melonimatteo

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