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2020: i Democratici ci riprovano

Sono 20 i contendenti in corsa per la sfida a Donald Trump. Occhi puntati su Warren, Biden, Sanders e Buttgieg

Il candidato democratico degli Stati Uniti per il 2020, il senatore Bernie Sanders, partecipa a un evento della campagna alla George Washington University di Washington, D.C., Stati Uniti, 12 giugno 2019. REUTERS/Carlos Barria
Il candidato democratico degli Stati Uniti per il 2020, il senatore Bernie Sanders, partecipa a un evento della campagna alla George Washington University di Washington, D.C., Stati Uniti, 12 giugno 2019. REUTERS/Carlos Barria

È partita la complessa macchina organizzativa che vedrà i candidati del Partito Democratico statunitense scontrarsi fino all’estate del 2020, quando sarà ufficialmente eletta la persona che sfiderà Donald Trump il 3 novembre dell’anno prossimo. Dopo la cocente batosta elettorale del 2016 i Democratici hanno riguadagnato il controllo della Camera, rimanendo minoranza al Senato. La piattaforma del partito, ovvero le linee tematiche decise per i prossimi anni, è la più progressiva mai avuta: la spinta arrivata da Bernie Sanders, sconfitto nel 2016 da Hillary Clinton, è servita per cambiare diverse posizioni storiche dei Democratici, che ora si ritrovano molteplici contendenti spiccatamente a sinistra.

Miami, in Florida, ospita i 20 candidati che si sfideranno nel primo dibattito televisivo per le presidenziali in due gruppi da dieci, scelti con un’estrazione. La prima giornata vedrà l’intervento di Elizabeth Warren, al momento la candidata più in forma del panorama democratico. Warren, 70 anni, si è scontrata apertamente con l’amministrazione Trump per la politica repubblicana verso i migranti in arrivo dal Messico. Prima del dibattito la senatrice del Massachusetts si è recata in visita a una struttura che ospita migranti minorenni non accompagnati, in un clima di forte tensione legato al trattamento dei minori, lasciati senza medicinali e lenzuola. La Warren — che secondo un sondaggio del gruppo progressista MoveOn è in testa col 37% dei consensi — nel dibattito non incontra gli altri big del partito: da una parte un vantaggio, che la vedrà primeggiare sugli altri candidati, dall’altra un’occasione persa di confronto con Biden, Sanders e l’outsider Buttgieg. Per RealClearPolitics Elizabeth Warren è in vantaggio di 6 punti su Donald Trump.

Joe Biden, vice Presidente di Barack Obama per 8 anni, è su posizioni più miti rispetto agli avversari di punta. Biden, 76 anni, arriva al dibattito con qualche inciampo: nei giorni scorsi ha sostenuto di aver intrattenuto negli anni ’70 “rapporti civili” con James O. Eastland e Herman Talmadge, esponenti segregazionisti e razzisti. Ciononostante, per i sondaggi vincerebbe contro Trump con almeno il 10% di vantaggio. Bernie Sanders, Senatore del Vermont, staccherebbe anch’egli Trump di 10 punti. Sanders, 77 anni, sta conducendo una battaglia epocale sull’azzeramento del debito degli studenti universitari: per lui questo sarebbe un grosso volano per la crescita economica. Sanders battaglierà contro Biden relativamente al consenso dell’ex vice Presidente alla guerra in Iraq. Pete Buttgieg, sindaco di South Bend, in Indiana, ha 37 anni: il fattore età potrà giocare un ruolo importante nel corso del dibattito. Buttgieg è il primo candidato alla presidenza degli Stati Uniti apertamente gay. Amatissimo nella sua città (74% dei voti al primo mandato nel 2011, 80% nel 2015) ha avuto uno scontro con la comunità nera di South Bend in seguito all’uccisione di un cittadino afroamericano per mano di un poliziotto bianco: il sindaco è stato accusato di non aver fatto abbastanza per l’integrazione nel corpo di polizia. La notizia ha avuto una grossa eco mediatica che potrebbe farlo calare nei consensi che, per ora, lo vedono potenzialmente vincere contro Trump di 4 punti.

@melonimatteo

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