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Nato, 70 anni affaticati

Il Patto Nord Atlantico ha vinto la sfida della pace, ma le tensioni tra gli Alleati aumentano

Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg è applaudito dal vice Presidente americano Mike Pence e dalla Presidente della Camera Nancy Pelosi, al termine del suo discorso al Congresso, Capitol Hill, Washington, USA, 3 aprile, 2019. REUTERS/Carlos Barria
Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg è applaudito dal vice Presidente americano Mike Pence e dalla Presidente della Camera Nancy Pelosi, al termine del suo discorso al Congresso, Capitol Hill, Washington, USA, 3 aprile, 2019. REUTERS/Carlos Barria

A Washington, il Congresso riunito in seduta plenaria ha ospitato il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg per le celebrazioni del 70° anniversario del Patto Nord Atlantico. Stoltenberg ha parlato alla presenza di Mike Pence, vice Presidente degli Stati Uniti e Nancy Pelosi, speaker della Camera. Per l’occasione, sono stati invitati tutti i 29 Ministri degli Esteri dei Paesi dell’organizzazione, i quali hanno ascoltato il discorso del Segretario Generale, che ha ripercorso le principali fasi storiche del Patto, fino a giungere ai giorni nostri.

Pace, libertà e sicurezza sono i termini più ricorrenti dell’intervento di Stoltenberg, che ha ricordato il prezioso ruolo della Nato nel corso della Cold War e il successo del Patto sull’allora nemico sovietico. «Non esiste causa più importante della libertà. Abbiamo fermato l’espansione dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Abbiamo combattuto il terrorismo dall’Afghanistan al Medio Oriente. Facciamo parte della Global Coalition per sconfiggere l’Isis”. Ma non solo aspetti positivi: il Segretario ha ricordato le divisioni tra gli alleati avvenute «nel 1956 con la Crisi di Suez. Il ritiro della Francia dalla cooperazione militare nel 1966. La guerra in Iraq del 2003 che» — spiega Stoltenberg — «è stata fortemente appoggiata da alcuni Alleati, e allo stesso modo osteggiata da altri».

Ma il futuro della Nato passa principalmente dalla volontà di appartenenza al Patto dei singoli membri. E tutto ruota, come sempre, attorno ai soldi. Gli alti costi di gestione e l’esosa richiesta di denaro pubblico pressa i Governi e scontenta l’opinione pubblica. Lo scorso anno il Presidente statunitense Donald Trump si è scagliato contro gli Alleati (Germania in particolare) accusandoli di non spendere abbastanza per l’organizzazione. “Abbiamo un deficit commerciale di 151 miliardi di dollari con l’Unione Europea e vogliono che noi li difendiamo felicemente attraverso la Nato, e pure gentilmente pagare per questo. Così non funziona!”.

Le divergenze sono oggi ai massimi livelli, specie se si considerano le diverse vedute tra Washington e gli Alleati (europei e non) sulla gestione del vicino e Medio Oriente. Gli Stati Uniti si discostano sempre più dal principio del multilateralismo. I Paesi dell’Europa dell’est sono intimoriti dal rafforzamento territoriale russo. Invece, la Turchia, importante confine sudest dell’Alleanza Atlantica, guarda spesso favorevolmente verso Mosca.

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Per Stoltenberg, «l’Europa e l’America del Nord non sono separate dall’Oceano Atlantico. Da questo sono unite. E proprio come l’Atlantico, la Nato unisce i nostri continenti. Le nostre nazioni. I nostri popoli. Così ha fatto per 70 anni. Oggi dobbiamo fare tutto ciò in nostro possesso per mantenere questa unità per le future generazioni. Qualunque cosa accada, siamo più forti e sicuri se restiamo uniti». 

@melonimatteo

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