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Hong Kong, stop alla legge sull’estradizione in Cina

Non passa la norma voluta da Carrie Lam, Chief Executive della città. Scarcerato Joshua Wong, tra i leader della protesta

Un manifestante indossa un impermeabile giallo per rendere omaggio a un uomo, che è morto dopo essere caduto da un'impalcatura al complesso del Pacific Place mentre protestava contro il disegno di estradizione, durante una manifestazione che chiedeva ai leader di Hong Kong di dimettersi e ritirare il disegno di estradizione, Hong Kong, Cina, 17 giugno 2019. REUTERS/Tyrone Siu
Un manifestante indossa un impermeabile giallo per rendere omaggio a un uomo, che è morto dopo essere caduto da un'impalcatura al complesso del Pacific Place mentre protestava contro il disegno di estradizione, durante una manifestazione che chiedeva ai leader di Hong Kong di dimettersi e ritirare il disegno di estradizione, Hong Kong, Cina, 17 giugno 2019. REUTERS/Tyrone Siu

Il Capo Esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, si è detta “rattristata” per le manifestazioni di piazza contro la proposta di legge sull’estradizione in Cina e, dopo il fiume di persone (si parla di 2 milioni di cittadini) che ha riempito le strade dell’ex colonia britannica, il voto è stato accantonato a data da destinarsi. “Abbiamo rattristato e deluso molte persone. Anch’io ero rattristata e ho provato rammarico”, ha affermato la Chief Executive nel corso di una conferenza stampa.

Il Governo cinese, tramite il portavoce del Ministero degli Esteri Lu Kang, ha espresso la propria vicinanza a Carrie Lam, affermando di supportarla nel rispetto della legge. Anche nell’eventualità di una sua volontà nel rassegnare le dimissioni, Carrie Lam dovrebbe attendere una decisione di alto livello da Pechino, motivo per cui per ora la Chief Executive rimarrà al suo posto. Le grandi proteste contro la proposta di legge non sono passate inosservate e la nomenclatura cinese potrebbe valutare nelle prossime settimane un cambio alla guida di Hong Kong. Ciò che preoccupa maggiormente è l’intensità delle manifestazioni che, nonostante il ritiro della proposta di legge, sono continuate imperterrite.

L’amministrazione dell’ex colonia britannica ha intanto disposto la liberazione di Joshua Wong, tra i fondatori del movimento Occupy Central che portò nel 2014 alla “rivoluzione degli ombrelli”. Il mese scorso Wong chiese apertamente le dimissioni di Carrie Lam, sfidando il potere centrale fino all’arresto. “È giunto il momento che Carrie Lam la bugiarda si faccia da parte”, ha affermato Joshua Wong.

La crisi di Hong Kong diventa sempre più affare di politica internazionale. Il Governo di Theresa May torna ancora una volta sull’argomento con il portavoce della PM dimissionaria che afferma: “Le proteste della scorsa settimana sono un chiaro segno di contrarietà alla legge e siamo contenti che il Governo di Hong Kong abbia ascoltato le loro preoccupazioni”. La May discuterà della dichiarazione sino-britannica relativa alla formula “un Paese, due sistemi” con il vice-Premier cinese Hu Chunhua, in visita a Londra per incontri ufficiali con il Governo di Sua Maestà.

Anche gli Stati Uniti sono interessati alle proteste di Hong Kong. In vista del summit dei Paesi del G20 a Osaka, in Giappone, nel caso in cui ci fosse un incontro tra Donald Trump e Xi Jinping “la questione sarebbe discussa” tra i due leader: ad affermarlo il Segretario di Stato Mike Pompeo. “Il Presidente è sempre stato un forte difensore dei diritti umani”, ha dichiarato Pompeo. Da Pechino fanno sapere che non c’è ancora l’ufficialità del face to face Trump-Xi. 

@melonimatteo

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