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Dopo Washington, anche Teheran rompe

In risposta alle sanzioni di Washington, Teheran fa sapere che non rispetterà alcune limitazioni imposte dal JCPoA firmato nel 2015

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani. REUTERS/Abdullah Dhiaa Al-Deen
Il Presidente iraniano Hassan Rouhani. REUTERS/Abdullah Dhiaa Al-Deen

Il Joint Comprehensive Plan of Action, meglio noto come Accordo sul Nucleare Iraniano, è in crisi d’identità e ora anche l’Iran, principale attore in causa, prospetta nuove valutazioni sul trattato del 2015. Fonti vicine al Governo di Hassan Rouhani, Presidente della Repubblica Islamica, rendono noto che il Paese rimuoverà alcune limitazioni sulle attività nucleari imposte dal JCPoA in risposta alle sanzioni statunitensi — che hanno portato l’Iran al collasso economico — ma anche verso l’Unione Europea, che non avrebbe rispettato gli obblighi sottoscritti dall’accordo. Bruxelles è già stata informata della decisione.

Oggi Hassan Rouhani parlerà alla televisione e annuncerà nel dettaglio le contromisure iraniane. Dal Governo è già stato fatto sapere che l’Iran non ha intenzione di ritirarsi dal JCPoA (sinora osservato in tutti i suoi dettami) ma che Stati Uniti e Unione Europea non hanno rispettato due articoli del patto del 2015, nello specifico il 26 e il 36. Il primo si riferisce all’obbligo sottoscritto di non imporre sanzioni all’Iran, mentre il secondo è relativo alla risoluzione delle dispute, con il trattato che prevede l’instaurazione di una commissione.

La mossa di Teheran arriva a un anno dall’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, voluta fortemente dal Presidente Donald Trump. L’esecutivo repubblicano al potere, fortemente ostile verso la Repubblica Islamica, ha recentemente deciso di inviare la portaerei USS Abraham Lincoln nel Golfo. “Mandiamo un messaggio forte e chiaro al regime iraniano: qualunque attacco contro gli interessi statunitensi o verso i nostri alleati incontrerà una forza inarrestabile”, ha affermato John Bolton, Consigliere per la Sicurezza Nazionale.

Le dichiarazioni di Bolton non sembrano preoccupare più di tanto l’Iran. Keyvan Khosravi, portavoce del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, bolla le parole del Consigliere di Trump come “guerra psicologica”. Quest’ultimo capitolo nelle relazioni Usa-Iran si somma ai precedenti: solo un mese fa Washington ha inserito le Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche e Teheran a sua volta ha etichettato il Centcom statunitense come gruppo che supporta il terrorismo.

@melonimatteo

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