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Brexit caos

Il Parlamento potrebbe non votare la nuova proposta May sull’uscita di Londra dall’Ue...cosa succedera?

Il Primo Ministro britannico Theresa May è raffigurata durante la sfilata "Rosenmontag" (Rose Monday) a Dusseldorf, Germania, 4 marzo 2019. REUTERS/Wolfgang Rattay
Il Primo Ministro britannico Theresa May è raffigurata durante la sfilata "Rosenmontag" (Rose Monday) a Dusseldorf, Germania, 4 marzo 2019. REUTERS/Wolfgang Rattay

Ancora un voto sull’accordo Brexit di Theresa May, ancora tanta incertezza sul suo esito e su eventuali sviluppi, ancora una giornata al cardiopalma. È infinita la strada che potrebbe portare all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il condizionale è d’obbligo visto che tutte le opzioni sul tavolo sono tutt’ora valide: addio di Londra a Bruxelles, ritiro della richiesta di uscita, prolungamento dei negoziati. La giornata di ieri è stata un turbinio di chiamate, conferme e smentite. Il Primo Ministro britannico ha parlato telefonicamente col Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che ha ribadito la posizione europea: quella già sottoscritta è l’unica proposta che possiamo accettare.

Le conferme sono arrivate da May sul voto odierno, che — ribadisce la PM — sarà su una proposta significativa. Le smentite, o meglio, il rifiuto di conferma è arrivato da Downing Street su un possibile viaggio del capo del Governo britannico a Strasburgo nella serata di ieri. In apertura di plenaria, in realtà, il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha poi ufficializzato l’arrivo di Theresa May, speranzosa di ricevere un’alternativa appetibile.

Unica novità riguarda il backstop, l’accordo che garantisce un confine non rigido tra Irlanda e Irlanda del Nord. Questo, da quanto si apprende in conferenza stampa dalla PM britannica e dal Presidente della Commissione Ue, non andrà oltre dicembre 2020: è stato istituito un arbitrato per dirimere la questione in caso di conflitto legale tra le parti.

Se il voto sulla nuova proposta May dovesse essere ancora negativo, nuove elezioni potrebbero prospettarsi in tempi brevi.

Dopo il voto cassato da Westminster il 15 gennaio, Theresa May ha dovuto ripercorrere il pellegrinaggio verso le istituzioni europee, senza esiti degni di nota. L’accordo firmato dal Primo Ministro il 25 novembre 2018 prevede un pagamento di circa 50 miliardi di euro all’Unione Europea nei prossimi anni, ovvero il conto degli impegni presi dalla Gran Bretagna da membro Ue. In caso di uscita senza accordo, gli Stati europei chiederebbero comunque una parte di questa cifra se si vorrà — e sembra davvero impossibile che questo non accada — in qualche modo regolarizzare future relazioni. «Devono pagare quello che gli spetta, salvaguardare i diritti dei cittadini europei e trovare una soluzione per il confine irlandese», ha dichiarato un funzionario europeo che ha chiesto l’anonimato all’agenzia Reuters. Conseguenze nefaste di un referendum nato sotto i peggiori auspici.

@melonimatteo

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