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Riprendono i negoziati Usa-Cina

Il Vicepremier cinese Liu He è a Washington per trattare. Trump annuncia nuovi dazi. La guerra commerciale ha colpito più la Cina, ma gli Stati Uniti non sono al riparo

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ascolta mentre incontra il Vicepremier cinese Liu He nell'ufficio ovale della Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 4 aprile 2019. REUTERS/Jonathan Ernst
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ascolta mentre incontra il Vicepremier cinese Liu He nell'ufficio ovale della Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 4 aprile 2019. REUTERS/Jonathan Ernst

Il Vicepremier della Cina Liu He è a Washington per partecipare ai negoziati con gli Stati Uniti in merito alla “guerra commerciale” – che in realtà maschera una competizione di tipo strategico – tra le due nazioni. La presenza di Liu, fedelissimo del Presidente Xi Jinping, tra i delegati cinesi non era scontata: domenica scorsa infatti Donald Trump ha annunciato che alzerà dal 10 al 25% i dazi su alcune merci provenienti dalla Cina, per un valore di 200 miliardi di dollari. Le nuove sanzioni entreranno in vigore venerdì 10 maggio.

Il tweet del Presidente americano, oltre ad aver provocato grosse perdite alle borse, ha spezzato la narrazione diffusa dalla stessa Casa Bianca riguardo ai negoziati commerciali: più volte Trump si era mostrato soddisfatto dell’andamento delle trattative – aveva anche rimandato la scadenza della “tregua” – e sembrava perciò che le due parti fossero vicine ad una qualche forma di compromesso.

Adesso, invece, l’amministrazione Trump accusa Pechino di aver fatto marcia indietro su molti dei punti presenti nella bozza di accordo. I ripensamenti cinesi, nello specifico, riguarderebbero la tutela della proprietà intellettuale, il trasferimento di tecnologie e la libera concorrenza: sono tre delle motivazioni principali che hanno indotto gli Stati Uniti a iniziare lo scontro con la Cina.  

La partecipazione di Liu He al nuovo giro di trattative potrebbe favorire la distensione. Mentre la minaccia di Trump potrebbe essere interpretata come una tattica per mettere Washington nella posizione negoziale più forte possibile. Al momento la trade war ha infatti colpito più duramente la Cina che gli Stati Uniti. Ma a fine aprile il dipartimento del Commercio ha fatto sapere che il reddito degli agricoltori americani è in calo, e la colpa è anche della guerra commerciale. Per Trump è un bel problema politico, perché ha bisogno dell’appoggio degli Stati rurali per la rielezione nel 2020.

@marcodellaguzzo

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