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1° marzo: scoppia la guerra Usa-Cina

Dal 1° marzo gli Stati Uniti aumenteranno i dazi sulle merci cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari: quali conseguenze?

Il rappresentante del commercio statunitense Robert Lighthizer, il vicepresidente cinese e il capo negoziatore commerciale Liu He e il Segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin parlano prima della sessione di apertura dei negoziati commerciali presso la Diaoyutai State Guesthouse a Pechino, 14 febbraio 2019. Mark Schiefelbein/Pool tramite REUTERS
Il rappresentante del commercio statunitense Robert Lighthizer, il vicepresidente cinese e il capo negoziatore commerciale Liu He e il Segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin parlano prima della sessione di apertura dei negoziati commerciali presso la Diaoyutai State Guesthouse a Pechino, 14 febbraio 2019. Mark Schiefelbein/Pool tramite REUTERS

Mancano due settimane alla scadenza dei negoziati tra Stati Uniti e Cina, ovvero la “tregua” dalla guerra commerciale concordata lo scorso dicembre dai presidenti Donald Trump e Xi Jinping. Se le due parti non riusciranno a raggiungere un accordo in tempo, dal 1 marzo gli Stati Uniti aumenteranno dal 10 al 25 percento i dazi sulle merci cinesi per un valore totale di 200 miliardi di dollari, con conseguenze per il commercio bilaterale e internazionale.

La delegazione americana – guidata dal Ministro del Tesoro Steven Mnuchin e dal rappresentante per il commercio Robert Lighthizer, che ha già rinegoziato il NAFTA – è a Pechino per trattare con la controparte cinese. In questi giorni Trump si è detto contento dell’andamento dei negoziati e potrebbe estenderne la durata oltre il 1 marzo, rimandando la deadline di «un po’». In forse ci sarebbe anche un nuovo incontro con Xi nel resort di Mar-a-Lago.

Per Washington il vero obiettivo della guerra commerciale non è tanto il ribilanciamento degli scambi con Pechino e la riduzione del deficit commerciale (che l’anno scorso ammontava a 323 miliardi di dollari, un record, ma che da dicembre a gennaio 2019 si è leggermente contratto). I dazi sono piuttosto l’arma negoziale attraverso cui l’amministrazione Trump sta cercando di arginare la crescita della potenza – tecnologica, soprattutto – della Cina: entro la stessa ottica deve essere inquadrato anche il cosiddetto “caso Huawei”.

Gli Stati Uniti chiedono alla Cina di garantire la piena tutela delle proprietà intellettuali e di riformare il proprio sistema economico nel rispetto del libero mercato. Pechino ha risposto ai dazi con delle contro-sanzioni su prodotti ben mirati, come ad esempio la soia

@marcodellaguzzo

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