eastwest challenge banner leaderboard

Accordo sul clima, il lungo addio degli Stati Uniti

Donald Trump avvia ufficialmente l’iter d’uscita dalla Cop21

Una bandiera americana di fronte a una casa distrutta dopo un incendio violento a Santa Rosa, California, Stati Uniti, 15 ottobre 2017. REUTERS/Jim Urquhart
Una bandiera americana di fronte a una casa distrutta dopo un incendio violento a Santa Rosa, California, Stati Uniti, 15 ottobre 2017. REUTERS/Jim Urquhart

Nel 2015 ben 195 Stati del mondo sottoscrissero l’Accordo di Parigi, che definisce un piano d’azione per fermare i cambiamenti climatici e il pericoloso aumento delle temperature sulla terra. A soli 4 anni dalla sua sottoscrizione, nei prossimi mesi una nazione — una sola nazione su 195 — abbandonerà i vincoli decisi alla Cop21. Gli Stati Uniti di Donald Trump, come già preannunciato, hanno ufficialmente avviato l’iter per la denuncia dell’Accordo di Parigi: ennesimo smacco dell’attuale inquilino della Casa Bianca verso la comunità internazionale, ennesima mossa volta a distanziarsi dalle politiche del suo predecessore, Barack Obama.

L’annuncio dell’abbandono dell’Accordo di Parigi arriva dal Segretario di Stato Mike Pompeo, secondo il quale “gli Usa sono orgogliosi dei traguardi raggiunti come leader mondiali nella diminuzione delle emissioni, rafforzando la resilienza, facendo crescere la nostra economia, garantendo energia ai nostri cittadini. Il nostro è un modello realista e pragmatico.” Gli fa eco Steven Winberg, responsabile delle risorse fossili del Dipartimento dell’Energia del Governo statunitense il quale, nel corso di una conferenza sul petrolio in Sudafrica, sostiene che il mondo dovrebbe guardare alla capacità degli States nel diminuire gli agenti inquinanti, e che il suo Paese è in grado di proseguire sulla strada dell’abbattimento delle emissioni grazie agli avanzamenti tecnologici.

Eppure, gli Stati Uniti non hanno un record positivo nella diminuzione delle emissioni, ad esempio, di CO2. Insieme alla Cina, Washington è responsabile del 40% delle emissioni totali — 14,6% nel 2017 —, mentre Pechino versa il 27,2%. Due grandi nazioni con un numero di abitanti differente, ma con un approccio - al momento - totalmente diverso verso la questione climatica. Durante una conferenza stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shiang si è detto contrariato della decisione statunitense perché il cambiamento climatico, per il funzionario del Governo di Pechino, è una sfida comune che l’umanità intera deve affrontare.

Tra le voci contrarie alla scelta di Donald Trump, l’Opec. Il cartello dei Paesi produttori di petrolio, attraverso le parole del Segretario Generale Mohammad Barkindo, supporta totalmente l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Una posizione di buon senso, che stigmatizza ulteriormente la scelta del Presidente statunitense. I candidati democratici alla Presidenza, che presto inizieranno con il processo elettorale per la scelta dello sfidante di Trump, hanno già promesso battaglia e pieno impegno verso l’Accordo di Parigi.

@melonimatteo

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA