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Il Sultano senza città

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Sconfitto anche nella sua Istanbul, oltre che nella capitale e nella tradizionalmente infedele Izmir. Il tramonto del mito dell'invincibilità di Erdogan 

Il Presidente turco Tayyip Erdogan durante una conferenza stampa all'Huber Mansion di Istanbul, Turchia, 31 marzo 2019. REUTERS/Murad Sezer
Il Presidente turco Tayyip Erdogan durante una conferenza stampa all'Huber Mansion di Istanbul, Turchia, 31 marzo 2019. REUTERS/Murad Sezer

Sembrava una candidatura solida quella di Binali Yıldırım a sindaco della città di Istanbul, suffragata dai sondaggi che lo davano di quattro punti percentuali sopra il rivale del CHP Ekrem İmamoğlu. Ma nel pomeriggio di ieri è arrivata una doccia fredda per Recep Tayyip Erdoğan e l’AKP: la città passa all’opposizione. Gli undici milioni di abitanti della megalopoli sul Bosforo hanno regalato la guida della città all’esponente del Partito Repubblicano, fondato da Mustafa Kemal Atatürk. Un risultato al cardiopalma quello della vecchia Costantinopoli, con İmamoğlu che ha collezionato il 48,79% dei voti, contro il 48,51% di Yıldırım, già Primo Ministro del Paese. Di fatto, la città è stata governata da vari partiti con connotazione islamica dal 1994, quando proprio Erdoğan divenne sindaco.

Non solo Istanbul: Ankara, la capitale, vede la vittoria del candidato dell’opposizione governativa del CHP Mansur Yavaş vittorioso su Mehmet Özhaseki dell’AKP con quasi il 51% dei consensi contro il 47% del candidato sconfitto. A İzmir il CHP ha vinto col 58%, ma è rossa tutta la costa mediterranea della Turchia, da Hatay fino a Edirne. L’Anatolia centrale rimane il principale bacino elettorale del Presidente, con l’AKP che ha fatto incetta di voti, raggiungendo oltre il 44% in tutto il Paese, al 51,62% se si considera l’intera coalizione “Alleanza del Popolo”, della quale fa parte anche il Movimento Nazionalista MHP.

In una fase politica nella quale l’AKP controlla la stragrande maggioranza dei media del Paese, il risultato delle amministrative è sbalorditivo. Negli ultimi 50 giorni di campagna elettorale Erdoğan ha tenuto 102 comizi, con una grande copertura mediatica a suo vantaggio. Il giorno prima delle elezioni 53 membri dell’HDP, partito filocurdo, sono stati arrestati a Istanbul con l’accusa di legami col PKK. Eppure, il leader dell’AKP aveva forse percepito un brutto presentimento prima del voto, arrivando a dichiarare che la Basilica di Santa Sofia, divenuta moschea e poi museo, potrebbe ospitare nuovamente il culto islamico. «La moschea è stata convertita a museo nel 1935, una scelta del Partito Repubblicano. Noi potremmo modificarla», una frase diretta al candidato del CHP, risultato vincente alle comunali 2019.

Ma per il Presidente turco la tornata elettorale rimane un grande successo. «Da domani» — ha detto Erdoğan — «ci focalizzeremo sulle questioni nazionali e internazionali. La nostra priorità è il rafforzamento dell’economia, il mantenimento dello sviluppo e la crescita dell’occupazione».

@melonimatteo

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