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GOSSIP INTERNAZIONALE

Libia: giallo su accordo Maitig-Haftar (il figlio)

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In Libia è giallo sull’accordo “fantasma” firmato a Soci tra Maitig e il figlio di Haftar per la riapertura dei pozzi e dell’export di petrolio. Ecco cosa è successo

Oleodotti a Bengasi, Libia. REUTERS/Esam Omran Al-Fetori

Riunione notturna al calor bianco tra venerdì e sabato per il Consiglio presidenziale del Governo di unità nazionale di Tripoli presieduto da Fayez al-Sarraj, chiamato a discutere gli effetti di un “accordo fantasma”.

Si tratta dell’accordo firmato a Soci, in Russia, tra il vicepresidente del Consiglio presidenziale libico, Ahmed Maitig e il figlio del generale Haftar, Khaled. Accordo per la riapertura a certe condizioni dei pozzi e dell’esportazione di petrolio per il quale Maitig non aveva tuttavia ricevuto alcun mandato preciso dal Governo (mandato firmato per di più con il figlio del nemico giurato di Tripoli). Per giustificarsi, Maitig avrebbe detto che era presente alla firma un rappresentante del Governatore della Banca centrale, circostanza negata dagli interessati.

La notizia si è diffusa rapidamente nella giornata di venerdì 18 settembre a Tripoli con proteste contro Maitig, descritto alla stregua di un traditore che avrebbe rilegittimato un Haftar ormai in parabola discendente e privo di consenso popolare, interessato solo a incassare con le esportazioni di greggio parte delle somme spese per assediare Tripoli.

Il preambolo dell’accordo (nel quale, tra l’altro, non è stato in alcun modo coinvolto Unsmil) richiama le sofferenze e le difficoltà economiche di cui è vittima il popolo libico. Come è scritto nell’accordo: “Si è deciso di aprire l’esportazione di petrolio secondo i seguenti principi:

  • la ripresa della produzione e dell’esportazione del petrolio in tutti i giacimenti e da tutti i terminal immediatamente;
  • la formazione di un comitato tecnico per supervisionare gli introiti del petrolio e garantire l’equa distribuzione delle risorse;
  • modificare e unire il tasso di cambio o le tasse imposte sulla vendita della valuta estera in modo che includa tutte le transazioni, siano esse governative o private, per qualsiasi scopo in modo da eliminare la variazione dei prezzi di cambio;
  • apertura del clearing e del sistema dei pagamenti nazionali tra banche in tutte le parti del territorio libico, in particolar modo i pagamenti bloccati nella parte est del Paese;
  • apertura di lettere di credito e transizioni bancarie per tutte le finalità autorizzate dalla legge, per tutte le parti senza discriminazione;
  • la messa a punto di un adeguato meccanismo per utilizzare le tasse sulla vendita di valuta per finanziare progetti di sviluppo con priorità ai progetti urgenti;
  • offrire sostegno alla Noc al fine di garantire la ripresa della produzione ai suoi livelli naturali ed eseguire i progetti a patto che tutte le operazioni della Noc vengano sottoposte a verifica e revisione, con gli adeguati mezzi e strumenti per garantire l’esecuzione dell’accordo in modo adeguato e con la necessaria trasparenza”.

In una dichiarazione successiva Haftar avrebbe poi annunciato la ripresa dell’export di petrolio “a condizione che non sia utilizzato nel finanziamento del terrorismo”.

Ma la confusione è pressoché totale, e il Presidente dell’ente petrolifero di tutta la Libia Noc, Mustafà Sanalla, ha già annunciato che l’accordo non ha alcun valore, e quindi la Noc non rimuoverà in alcun modo la clausola di “forza maggiore” che gli consente di non pagare le società impiegate nelle attività di produzione petrolifera per la chiusura decisa da Haftar.

Il rebus dell’accordo fantasma sui pozzi va a inserirsi in una delicata situazione politica a Tripoli resa più difficile dall’annuncio delle dimissioni in ottobre di Sarraj, nel momento in cui verrà “trovato un successore”. Dimissioni che preoccupano tutti a cominciare dai principali sponsor di Sarraj, ossia i turchi. Il Presidente turco Tayyip Erdogan si è detto dispiaciuto per l’annuncio. “Prima o poi – ha aggiunto – il golpista Haftar uscirà perdente da questa vicenda”.

Anche l’Italia ha preso nota delle dichiarazioni con cui Sarraj ha annunciato l’intenzione di lasciare l’incarico entro fine ottobre, cedendo il passo al nuovo esecutivo che dovrebbe scaturire dai negoziati nell’ambito del Dialogo Politico Libico sotto egida Onu. “Si tratta – sostiene la Farnesina – di una decisione di grande responsabilità in una fase critica della storia della Libia. Nel pieno rispetto della sovranità e della volontà del popolo libico, auspichiamo che tutte le parti sostengano con responsabilità il percorso di dialogo verso una soluzione concordata alla crisi nell’alveo del Processo di Berlino”.

L’Italia, aggiunge la Farnesina, “ha accolto con grande favore l’adozione della Risoluzione 2542 del Consiglio di Sicurezza, che rinnova il mandato della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e sostiene con convinzione gli sforzi della missione Onu in Libia per rilanciare il processo di dialogo politico intra-libico”.

@pelosigerardo

 

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