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Euromed: l’Ue spinge Ankara al dialogo

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Mediterraneo orientale, vertice Euromed: i sette Paesi Ue che si affacciano sul Mediterraneo sono pronti a sostenere le sanzioni contro Ankara se non si aprirà a dialogo

La nave di perforazione turca Yavuz al largo di Cipro. REUTERS/Murad Sezer

Non sarà una decisione facile soprattutto perché dovrà essere approvata all’unanimità a Bruxelles il 24 settembre e la presidenza di turno dell’Ue tedesca non ha alcun interesse di aprire un braccio di ferro con Ankara. Tuttavia, nel frattempo i leader dei sette Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo (Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, Cipro e Malta) vogliono mettere subito un freno alle ambizioni geopolitiche ed economiche della Turchia di Erdogan.

Nell’ultimo vertice Euromedtenutosi ad Ajaccio giovedì scorso – hanno dichiarato di essere pronti a sostenere sanzioni dell’Ue contro la Turchia se Ankara si dimostrerà indisponibile al dialogo dopo l’inasprirsi dei contenziosi marittimi. “Riteniamo che, in assenza di progressi nell’impegno della Turchia al dialogo e a meno che non ponga fine alle sue attività unilaterali, l’Ue è pronta a elaborare una lista di ulteriori misure restrittive”, che potrebbero essere discusse al Consiglio europeo il 24 e 25 settembre. “Sosteniamo gli sforzi di mediazione della commissione Ue e della Germania che mirano a permettere una ripresa del dialogo con la Turchia; – affermano i sette leader tra cui il premier italiano Conte – ci rammarichiamo che la Turchia non abbia risposto agli appelli ripetuti dell’Ue a mettere fine alle sue azioni unilaterali e illegali nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo. Riaffermiamo la determinazione a usare tutti i mezzi adeguati di risposta dell’Ue a queste azioni aggressive”.

Già prima del vertice il Presidente francese Emmanuel Macron aveva auspicato per l’Europa “una voce più unita e più chiara dinanzi alla Turchia, che non è più un partner“. “Noi europei – avvertiva Macron – dobbiamo essere chiari e determinati con il Governo del Presidente Erdogan, che oggi ha comportamenti inammissibili” e deve “chiarire le sue intenzioni”. Non è mancata la risposta turca, con il Ministero degli Esteri che ha stigmatizzato “le dichiarazioni arroganti, con un vecchio riflesso colonialista Macron favorisce le tensioni e mette in pericolo gli interessi dell’Europa e dell’Unione europea”.

Ad Ajaccio, Giuseppe Conte, lo spagnolo Pedro Sanchéz, il greco Kyriakos Mitsotakis, il portoghese Antonio Costa, il cipriota Nikos Anastasiades e il maltese Robert Abela hanno fatto il punto con Macron per scongiurare il rischio di una pericolosa escalation nel Mediterraneo orientale. Grecia e Cipro sono i Paesi più coinvolti nella disputa con la Turchia, che rivendica il diritto di sfruttare i giacimenti di idrocarburi in una zona marittima davanti all’isola di Kastellorizo (quella dove fu girato il film “Mediterraneo”) su cui Atene rivendica la sua sovranità. Ad agosto, la Turchia ha dispiegato la nave di esplorazione Oruc Reis, tra la Grecia e Cipro. Atene ha organizzato alcune esercitazioni navali, che hanno inasprito le tensioni. Erdogan ha minacciato di “strappare mappe e documenti immorali” se Atene e Nicosia avessero continuato a rivendicare quelle acque come loro zone economiche esclusive. Ma la Francia ha appoggiato il Governo greco inviando navi da guerra e caccia da combattimento nella zona; né si esclude un prossimo invio di caccia Rafale in Grecia.

Una situazione assolutamente inedita tra Paesi appartenenti tutti all’Alleanza Atlantica. Secondo il premier greco Mitsotakis, i capi di Stato e di Governo europeo, al vertice del 24 e 25 settembre a Bruxelles, non avranno “altra scelta che imporre sanzioni significative” nei confronti della Turchia, se il Governo di Ankara non cambierà atteggiamento rispetto alla crisi nel Mediterraneo orientale.

@pelosigerardo

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