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Si riapre il fronte coreano. A rischio la stabilità in Asia orientale


La Corea del Nord torna a testare nuovi missili alla vigilia della stagione elettorale in Giappone e in Corea del Sud. Preoccupati i vicini asiatici

Lorenzo Lamperti Lorenzo Lamperti
Direttore editoriale di China Files e coordinatore editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate tra cui Affaritaliani (di cui ha gestito la sezione esteri), Eastwest, il Manifesto e ISPI.

La Corea del Nord torna a testare nuovi missili alla vigilia della stagione elettorale in Giappone e in Corea del Sud. Preoccupati i vicini asiatici

Il dossier Corea del Nord torna sul tavolo di Washington, Pechino, Tokyo e ovviamente Seul. Lo fa all’improvviso, dopo che quasi i rispettivi Governi speravano che l’attesa recrudescenza post elezioni americane non avvenisse più. E invece Pyongyang ha atteso un momento particolarmente delicato per gli equilibri dell’Asia orientale per tornare a effettuare test balistici, a poche settimane dalla scelta del nuovo leader del Partito liberaldemocratico in Giappone (con a seguire in programma le elezioni generali) e a pochi mesi dalle cruciali elezioni presidenziali in Corea del Sud.

Il nuovo test balistico

Nella giornata di lunedì 13 settembre è stato infatti reso noto che, durante il fine settimana, il regime di Kim Jong-un ha testato un nuovo tipo di missile da crociera a lungo raggio, a pochi giorni di distanza dalla parata notturna con la quale si era celebrato il 73esimo anniversario della fondazione del Paese. Secondo quanto ha riportato l’agenzia di stampa di Stato della Corea del Nord, la Kcna, i missili hanno viaggiato per poco più di due ore, 7.580 secondi, sopra le acque territoriali, prima di colpire il bersaglio in mare aperto a una distanza di 1500 chilometri.

Il test è stato dunque condotto “con successo” e lo sviluppo dei missili rappresenta “un’arma strategica di grande importanza”, scrive il Rodong Sinmun, organo di stampa ufficiale del Comitato centrale del Partito del lavoro di Corea. Il test è avvenuto alla presenza di alti funzionari del Governo, tra i quali l’astro nascente Pak Jong-chon, ma Kim era assente. Si tratta del primo lancio dallo scorso marzo, quando erano stati testati due missili balistici. Ma in quel caso si trattava di armi a corto raggio, con una gittata molto più breve rispetto a quello lanciato in questa occasione.

Le motivazioni dietro il test

Secondo la maggior parte degli osservatori, si tratta di un segnale per provare a rilanciare il dialogo sul dossier nucleare, che è del tutto arenato dal summit di Hanoi del febbraio 2019 tra Kim e l’allora Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dopo quell’incontro infruttuoso, c’è stato solo quel fugace e molto fotografato estemporaneo incontro nella zona demilitarizzata del 30 giugno dello stesso anno. Poi più nulla, con l’amministrazione Biden che ha tardato ad approntare una strategia chiara sul dossier nordcoreano.

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