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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Libia, Italia in prima linea

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La visita di Luigi Di Maio a Tripoli per incontrare il neo Primo Ministro Abdul Hamid Dbeibah segna un nuovo corso nelle relazioni tra i due Paesi

Fayez al-Sarraj incontra il Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio a Tripoli, Libia, 1 settembre 2020. L’Ufficio Media del Primo Ministro via REUTERS

Può l’Italia giocare un ruolo primario nella nuova Libia? La visita di Luigi Di Maio a Tripoli per incontrare il neo Primo Ministro Abdul Hamid Dbeibah segna un nuovo corso nelle relazioni tra i due Paesi, con gli accordi del passato, ancora sul tavolo, che potrebbero essere i punti di partenza nella nuova relazione con Roma.

Il nuovo equilibrio libico

Il rapporto tra Italia e Libia è costellato da alti e bassi, ma con la fine della Giamahiria di Mu’ammar Gheddafi, l’inizio del conflitto tra Tripolitania e Cirenaica e l’intervento di attori geopolitici quali la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti, la posizione di Roma ha subìto un colpo rispetto a quanto espresso in passato. Ciononostante, il Belpaese ha saputo muoversi tramite canali diplomatici e d’intelligence, riscuotendo oggi i dividendi politici del non aver fornito materiale bellico alle due fazioni.

Il Paese nord africano si ritrova sospeso in un fragile — seppur estremamente importante — equilibrio che lo vede proiettato verso nuove elezioni, con un Governo di unità nazionale provvisorio che traghetterà i libici al 24 dicembre, giorno previsto per le consultazioni. “Un anno fa sarebbe stato impossibile immaginare un Governo di unità nazionale in Libia con cui pianificare investimenti e il rilancio del Paese. Oggi sta accadendo e l’Italia, avendo sostenuto il percorso delle Nazioni Unite, può essere protagonista”, ha spiegato il titolare della Farnesina.

Il riferimento del Ministro degli Esteri italiano è all’appoggio del Governo internazionalmente riconosciuto di Fayez al-Serraj, appoggiato dall’Onu e dall’Unione europea. Tripoli ha dovuto scontrarsi con il raggruppamento delle milizie guidate dal Generale Khalifa Haftar, bloccate col decisivo supporto militare turco. Il percorso verso la stabilizzazione del Paese è stato affidato alle Nazioni Unite, che col Forum per il Dialogo Politico sono riuscite a mettere d’accordo le numerose parti in causa, giungendo al Governo di transizione oggi in carica, che il 10 marzo scorso ha ricevuto la fiducia dal Parlamento con 132 voti a favore dei 133 deputati presenti.

Gli interessi tra Roma e Tripoli

“Italia e Libia sono accomunate da importanti interessi geo-strategici: oltre al tema dei flussi migratori, ho ribadito che per noi è fondamentale continuare a rilanciare la cooperazione economica tra le nostre imprese”, ha proseguito Di Maio, commentando la sua visita a Tripoli. Un passaggio importante, che delinea un’apertura del dialogo tra i due Paesi rispetto a quanto Roma potrà fare in Libia.

Non solo migrazioni, di cui la Libia è testimone “come nazione di transito” e per le quali serve una politica coordinata, ma anche infrastrutture: rispunta la costruzione della strada costiera che collega est e ovest della Libia, da Ras Ajdair a Emssaed, parte dell’agreement sottoscritto nel 2008 da Gheddafi e Berlusconi, chiamato “Trattato Italia-Libia di amicizia, partenariato e cooperazione”.

Eni, anche Descalzi da Dbeibah

Eni, con una quota di circa l’80%, è primo produttore di gas in Libia nonché principale fornitore per il mercato locale. Per proseguire su questa strada e rafforzare ulteriormente la presenza della società italiana nel Paese, l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi si è recato nella capitale, ricevuto dal Primo Ministro e dal Ministro del Petrolio e del Gas, Mohamed Oun.

I due “si sono incontrati oggi a Tripoli per discutere delle attività Eni nel Paese e delle aree di comune interesse e collaborazione nell’ambito delle energie rinnovabili, economia circolare, progetti sociali, accesso a salute ed energia, educazione e formazione professionale”, si legge nel comunicato dell’azienda. Eni da tempo punta sulle energie rinnovabili, con il gas materia strategica per il processo di transizione energetica. E in Libia la società di Descalzi ha intenzione di continuare a svolgere un ruolo da protagonista, specie con i nuovi progetti offshore quali le Strutture A&E, Bouri Gas Utilization e Sabratha Compression.

Eni, che con la National Oil Corporation del Paese nord africano è in joint venture, ha rivendicato il supporto dato alla locale industria estrattiva “nonostante le difficoltà degli ultimi anni. La società è pronta a continuare a sviluppare le ingenti riserve del Paese già scoperte e valorizzare anche l’importante potenziale esplorativo ancora presente”. L’azienda italiana è operativa in Libia dal 1953: la Noc è definita “partner storico”. Le basi per proseguire un percorso comune ci sono tutte.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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