spot_img

Etiopia, allarme Onu sul Tigrè: “Situazione fuori controllo”


Le forze governative hanno preso il controllo di tre città nella regione al nord del Paese, dove da circa due anni si combatte una guerra civile particolarmente sanguinosa. Oms: “Il peggior disastro sulla Terra”

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

In Etiopia le forze governative hanno annunciato la conquista di tre città nella regione del Tigrè, nel nord del Paese, dove dal novembre 2020 si combatte una guerra civile particolarmente sanguinosa. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito la crisi umanitaria provocata dal conflitto “il peggior disastro sulla Terra”.

Le città passate sotto il controllo delle forze etiopi, sostenute militarmente dall’Eritrea, sono Scirè, Alamata e Korem. Delle tre, la più importante sotto il profilo strategico è Scirè (o Shire): si trova a 140 chilometri a nordovest della capitale del Tigrè, Macallè; è popolosa, dotata di un aeroporto e permette di accedere all’autostrada che conduce a Macallè.

Le città di Korem e di Alamata si trovano invece a 170-180 chilometri a sud di Macallè, lungo la strada principale che porta alla confinante regione di Amara (o Amhara), dove il Fronte popolare di liberazione del Tigrè – il gruppo politico-armato che controlla la regione, espressione dell’omonima etnia – era riuscito a penetrare l’anno scorso.

Le conquiste ottenute questa settimana dalle forze di Addis Abeba rappresentano il cambiamento più significativo degli equilibri sul campo di battaglia da molto tempo. A marzo era stato raggiunto un accordo tra il governo e le autorità tigrè, che è stato però cancellato ad agosto con la ripresa dei combattimenti tra le parti.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha detto che “la situazione in Etiopia sta andando fuori controllo”. Il numero degli sfollati è stimato intorno al mezzo milione. La stessa organizzazione aveva in precedenza denunciato il blocco degli aiuti ai civili del Tigrè: il governo starebbe utilizzando la deprivazione alimentare come un’arma di guerra, per affamare gli abitanti della regione e indurre il Fronte alla resa.

Ci sono state anche testimonianze di pulizia etnica: gli oromo sono l’etnia più numerosa nel paese, ma è stata la minoranza tigrè ad aver dominato la politica nazionale dagli anni Novanta fino al 2018, quando l’attuale primo ministro Abiy Ahmed ha assunto l’incarico. Abiy (un oromo) ha avviato un processo di accentramento del potere a livello federale, limitando le autonomie concesse ai governi regionali, marginalizzando il Fronte del Tigrè e ordinando l’arresto di molti funzionari di quell’etnia con l’accusa di corruzione.

Le radici della guerra in Etiopia affondano proprio in queste rivalità etniche e nei contrasti sul bilanciamento del potere tra autorità federali e regionali.

- Advertisement -spot_img