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Troppi veti sui top jobs Ue

Prende corpo una proroga di Juncker fino a fine anno

Una ragazza con il viso dipinto con i colori della bandiera dell'Ue partecipa alla marcia "People's Vote" nel centro di Londra, Gran Bretagna, 23 marzo 2019. REUTERS/Dylan Martinez
Una ragazza con il viso dipinto con i colori della bandiera dell'Ue partecipa alla marcia "People's Vote" nel centro di Londra, Gran Bretagna, 23 marzo 2019. REUTERS/Dylan Martinez

Era accaduto anche a Prodi quando ricoprì l’incarico di Presidente della Commissione Europea. Lo stallo sul nome per il suo successore unito alla laboriosa procedura di voto del Parlamento Europeo (prima il voto sul Presidente designato dal Consiglio, poi le audizioni ai singoli commissari e infine il voto finale su tutta la Commissione) consigliarono un prolungamento del suo mandato.

È quanto potrebbe succedere anche a Jean-Claude Juncker. Con l’aggravante della assenza questa volta di un accordo tra Ppe e socialisti che insieme non avranno più quasi certamente la maggioranza dei seggi a Strasburgo e della novità degli Spitzenkandidaten, mai digerita dai Governi nazionali che l’hanno sempre considerata una deminutio del loro ruolo.

Sta di fatto che di fronte alle difficoltà quasi insuperabili di sciogliere il puzzle delle cinque grandi nomine europee (Presidente del Parlamento Europeo, della Commissione, del Consiglio Ue, dell’Alto rappresentante per la politica estera e della Bce) sta prendendo sempre più corpo l’eventualità che la Commissione Juncker possa trovarsi nelle condizioni di essere prorogata almeno fino alla fine dell’anno. Ipotesi di cui hanno discusso venerdì per due ore a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il Presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Conte ha rivendicato all’Italia un ruolo di primo piano nel negoziato aggiustando il tiro rispetto alle precedenti ambizioni. Il Governo giallo-verde non punterebbe più sui portafogli di Industria e Agricoltura ma su Concorrenza e Mercato interno.

Esercizi ancora molto vuoti che non fanno i conti con una serie di procedure e tempistiche che esulano dai poteri dei Governi nazionali. Tusk ha insistito sulla necessità di trovare nel vertice straordinario del 28 maggio prossimo a Bruxelles un metodo per preveda una via di uscita per i cosiddetti Spitzenkandidaten a meno di un successo inaspettato di uno di loro. Per questo si ipotizza che sia Manfred Weber del Ppe che Frans Timmermans dei Socialisti possano dividersi la presidenza del Parlamento Europeo che si insedierà il primo luglio. Lascerebbero in questo modo la strada aperta alla designazione il 21 giugno del successore di Juncker (il nome più accreditato resta quello del francese Michel Barnier) che dovrà essere votato dal Parlamento a metà luglio, per poi avviare i negoziati con gli Stati membri sui singoli commissari sottoposti alle audizioni singole, prima del voto in autunno sull’intero collegio.

Ma i parlamentari europei eletti per cinque anni in un’assemblea che non può essere sciolta non ubbidiranno necessariamente alle istruzioni dei loro leader nazionali. Potrebbero votare contro il nome indicato dal Consiglio come Presidente della Commissione oppure dargli disco verde e poi concentrare il fuoco sui singoli commissari bocciando ad esempio quelli (come i leghisti o i pentastellati) che non fanno parte della maggioranza dell’Europarlamento. O, infine, bocciare l’intera Commissione.

Senza contare che il puzzle per i cinque “Top Jobs” riguarda anche Bce e Presidente del Consiglio Ue. Il 31 ottobre scadrà Mario Draghi alla Bce mentre Donald Tusk finirà il suo mandato a fine novembre. Il nome della Cancelliera Merkel per quest’ultimo posto modificherebbe tutto il puzzle e penalizzerebbe soprattutto l’altro tedesco Weber. La Cancelliera ha finora sempre smentito ma i premier dei Paesi di Visegrad avrebbero chiesto alla Merkel, a margine dell’ultimo vertice Ue a Sibiu, di diventare Presidente del Consiglio dell'Ue come successore di Donald Tusk.

@pelosigerardo

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